Dalla malattia ho imparato a rinascere da quel che resta

  • Marianna Corona

Intervista Una voce dolce, un corpo flessuoso modellato da anni di yoga. Quello che ti racconta però è duro come la roccia delle Dolomiti. Aspro come un dolore a lungo trattenuto. La storia di una ragazza che arrampica da quando è bambina e che a un certo punto, a 38 anni, si trova davanti l’impresa più grande, la parete da scalare più difficile, dove puoi cadere e sfracellarti: un tumore al colon. Marianna Corona è figlia dello scrittore Mauro Corona che firma una prefazione toccante a “Fiorire tra le rocce” (Giunti, p. 408, euro 18), il libro dove Marianna, narrando la sua storia di morte e rinascita, si mette a nudo. 

Che padre è stato Mauro Corona? 
«Fino ad un certo punto ho pensato che fosse un padre normale. Che tutti i padri fossero così, che scolpissero e fossero artisti. E che tutti i bambini sin da piccoli andassero ad arrampicare. Pian piano ho capito che era solo lui così». 

Quando la malattia è arrivata, nel 2017, in che fase della vita era? 
«Era un periodo confuso. Invece di guardarmi dentro, cercavo sempre soluzioni all’esterno che mi tamponavano l’ansia senza guarirla. Era come un bussare alla porta ma non aprirla».
Nel libro narra il suo calvario: dolore per la ferita, chemioterapia, vomito, ansia.
«Non volevo nascondere niente, mostrare tutto, anche il disagio psicologico. All’inizio annaspavo cercando la me di prima che non esisteva più. Essere catapultati nel mondo della sofferenza è choccante. Non ero mai entrata in un ospedale oncologico. Venivo da una me forte, la mia parte fragile non la accettavo». 

Suo padre allora le ha scritto una frase che per lei è diventata un mantra: si rinasce ogni mattino da quello che resta. 
«Mi ha dato moltissima speranza. Quando pensavo che non avrei potuto più fare nulla di quel che facevo prima pensavo anche se avevo una mancanza da quella mancanza potevo ripartire».  

Quale? 
«Mostrarmi, senza nessun filtro. Ho scritto questo libro con le viscere, e alla fine anche se è una scrittura che zoppica, poco precisa, sono io. Anche se non pubblicherò più niente, ora so che scrivere è la mia vita». 

ANTONELLA FIORI