Con Valtinoni e Madron Alice spopola a Hong Kong

OPERA Due operisti italiani, in questi tempi bui di pandemia, sono riusciti a godersi un raggio di luce. Il compositore Pierangelo Valtinoni e il librettista Paolo Madron (Metro ne aveva già scritto: leggi qui), sia pure in Cina, hanno mandato in scena, davanti a un pubblico folto, l’ultimo gioiello del loro teatro musicale “per bambini” che li ha resi famosi in tutto il mondo. Lo Yip’s Children’s Choral and Performing Arts Centre di Hong Kong, il 3 e 4 aprile scorsi, ha portato al debutto “Alice nel paese delle meraviglie”, la fiaba-capolavoro di Lewis Carroll trasformata in opera e cantata in inglese. Un allestimento ricco, colorato e scintillante, con decine di comparse, il Children’s Choir della casa, la Hong Kong Sinfonietta integrata da elementi giovani e guidata dalla direttrice Yip Wing-Sie. Nel cast, di tutto rispetto, spiccava nel ruolo del titolo il soprano Vivian Yau, che è di Hong Kong ma vive a San Francisco, ha studiato alla Juilliard School ed è parsa molto sicura.

E poi il pubblico, appunto: un miraggio dalla nostre parti. La percentuale ammessa di riempimento dell’Auditorium della Shi Tin Town Hall, che inizialmente era stata fissata al 50%, è stata portata al 75% pochi giorni prima della “prima”: «Sarà il distanziamento osservato con disciplina, saranno i vaccini. Fatto sta che rispetto a noi è un altro mondo. Per me e Valtinoni è stato come rompere un digiuno doloroso», dice a Metro Madron, peraltro notissimo come giornalista economico, che continua: «La messinscena (per la regia di Yankov Wongndr) era sontuosa, sorprendente per molti aspetti, anche se noi a Hong Kong avevamo già portato il nostro “Pinocchio” e sapevamo della loro grande bravura. Certo, abbiamo dovuto seguire la produzione a distanza perché i tempi di quarantena sono proibitivi».

Il concetto di opera “per bambini” non deve trarre in inganno. Di vera opera si tratta. È in due atti e dura in tutto un’ora e tre quarti. In locandina è scritto che questa children’s Opera è adatta “dai 3 anni in su” (chi scrive ha potuto vederne una registrazione per addetti ai lavori), ma, del resto, «dai 3 anni in su vuol dire che è perfetta anche per i novantenni», dice soddisfatto, e con un sorriso, Valtinoni, che è docente di Conservatorio: «È forse l’opera più complessa che ho scritto. Il problema era, basandosi su un testo “non-sense”, scrivere un’ora e 40 minuti di musica che invece avesse un senso preciso, mantenendo lo stesso “clima” dall’inizio alla fine, stabilendo un filo conduttore, pur nella caratterizzazione di ogni personaggio». Anche per Valtinoni la messinscena «è stata sbalorditiva, realizzata in modo meticoloso, con grande professionalità. Le prove sono durate tre mesi, spessissimo mi sono sentito con loro per appianare tutti i dubbi circa scrittura ed esecuzione».

L’opera era stata commissionata, oltre che da Hong Kong, dall’Opernhaus di Zurigo, con cui Valtinoni e Madron hanno da anni un forte rapporto, e dove, inizialmente programmata per il debutto nel novembre del 2020, è stata riprogrammata per il novembre 2022. Andrà in scena con un allestimento zurighese (e in versione tedesca) che era già quasi pronto quando si è inaugurata, purtroppo, l’epoca dei lockdown.

La pandemia ha colpito duro tutti i musicisti italiani, e la coppia vicentina Valtinoni-Madron non fa eccezione, salvo questa “Alice”: «Avevamo un “Pinocchio” in cartellone al Regio di Torino, e il nostro “Mago di Oz” alla Fenice», spiega Madron, «tutto sfumato, assieme a una cinquantina di altre recite programmate fra l’altro a Berlino e Vienna».

Quando il virus sarà domato, finalmente le opere “per bambini” di questa premiata ditta  riprenderanno il cammino, anche per l’Italia.

A proposito. C’è da chiedersi se per caso, prima o poi, ci sarà la possibilità di vedere un loro lavoro anche al glorioso Teatro alla Scala, il cui sovrintendente, Meier, quando era a capo all’Opera di Stato di Vienna, puntava moltissimo sul pubblico dei più piccoli e su KinderOper di nuova composizione. Madron, sollecitato su questo punto, si trincera dietro un «no comment» che è come dire che gatta ci cova.

SERGIO RIZZA
Twitter: @sergiorizza

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