Barbapapà, la nuova serie per le creature degli anni '70

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TV Sono coloratissimi e prendono forme sempre diverse, a seconda delle loro necessità. Gentili, liberi e gioiosi hanno accompagnato l'infanzia di molti negli anni Settanta: Da sempre vivono in campagna e strizzano l'occhio a quel “think green” diventato, oggi più che mai, importante per il tema dell'inquinamento e della consapevolezza ambientale.

Il loro “papà” è lo statunitense Talus Taylor. La “mamma”, la francese Annette Tison che addiritturà inventò un'abitazione ecologica alternativa creando la loro famosa casa a forma di bolle.

I Barbapapà tornano sugli schermi di tutto il mondo con una nuova serie in eslcusiva in chiaro su Rai Yoyo da lunedì 12 aprile, con un doppio episodio e in anteprima esclusiva su RaiPlay da sbato 10 aprile con il boxset dei primi 26 episodi.

Già perché stavolta gli appuntamenti saranno 52, ciascuno da 11 minuti. La nuova serie Barbapapà – Una grande famiglia felice andrà in onda dal lunedì al venerdì, alle 07.20 e in replica tutti i giorni alle  15.55; poi anche dalla domenica al venerdì alle 20.50. Il nuovo adattamento animato è scritto, diretto e messo in musica da Alice e Thomas Taylor, i figli della coppia di creatori.

Dopo la scomparsa di Talus Taylor nel 2015 e dopo oltre 250 libri illustrati tradotti in oltre 30 lingue ideati con la moglie Annette, il testimone è infatti passato ai loro figli per i quali allegria, creatività, apprendimento, ecologia e tolleranza sono valori che ogni epoca deve conoscere per condividerli.

I Barbapapà sono personaggi buffi, ognuno di un diverso colore. Sono nati per caso dall’espressione “barbe à papa”, in francese “zucchero filato”, ascoltata a Parigi da Talus Taylor quando sentì un bambino chiedere ai suoi genitori qualcosa che suonava come “baa baa baa baa” e, non comprendendo il francese, chiese a quella che sarebbe diventata sua moglie il significato. Un nome perfetto, pieno di “p” e “b”, le consonanti che i bambini di tutto il mondo pronunciano per prime.

Il primo a nascere è proprio Barbapapà, rosa come una nuvola di zucchero filato, con la sua celebre frase che accompagna ogni trasformazione, diventata un vero e proprio tormentone della serie originale: «Resta di stucco, è un barbatrucco!». Parola quest’ultima che ha introdotto nella lingua italiana il neologismo per definire un espediente ingegnoso, un abile stratagemma per risolvere un problema, l’eccezionale particolarità dei Barbapapà.

A questo primo personaggio, si aggiunsero poi Barbamamma (nera) e sette barbabébé, ognuno con una sua caratteristica: Barbabella (viola), regina di bellezza, aggraziata, narcisista e affascinante; Barbaforte (rosso) appassionato di sport, energico, temerario e fantasioso; Barbalalla (verde) musicista sensibile e di talento; Barbabarba (nero e peloso) artista ispirato, ostinato e inventivo, Barbottina (arancione) intellettuale intelligente, ribelle, bohémien, Barbazoo (giallo) amico degli animali gentile, sognatore, premuroso, generoso, e Barbabravo (blu) scienziato curioso, innovativo e impulsivo. Senza dimenticare la goffa Lolita, la cagnolina a macchie della famiglia.

Le prime due serie animate realizzate in Giappone nel 1974 e nel 1977, alle quali se ne aggiunse una terza nel 1999, vennero trasmesse in Italia a partire dal 1976 su Rai2, diventando il primo cartone giapponese a sbarcare nel nostro paese.

Oggi le cose sono molto cambiate. E poiché i Barbapapà sono sempre state creature contemporanee, la piccola Barbalalla ascolta la musica dal suo telefonino, Barbabravo non alza il naso dal joystick dei videogiochi e il sogno di Barbabella è di ricevere un tablet per Natale. Eppure, continuano ad amare la loro vita circondati dalla natura e vissuta seguendo il ritmo delle stagioni. 

Barbapapà è un sogno ambientato in un mondo estremamente libero e gioioso in cui in molti vorrebbero crescere. E in cui qualcuno vorrebbe anche ritornare.

PATRIZIA PERTUSO