Sky, in “Cosa sarà” Bruni racconta la leucemia

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CINEMA L'uscita nelle sale cinematografiche, inizialmente prevista per il 19 marzo 2020 con il titolo Andrà tutto bene,  era stata rinviata al 24 ottobre dell'anno scorso per la pandemia di Covid-19. Ma neanche allora andò tutto bene. Così, cambiato il titolo - che ora è Cosa sarà - il film autobiografico diretto da Francesco Bruni, interpretato da Kim Rossi Stuart, approda sabato, alle 21,15, su Sky Cinema Due e in streaming su Now.

In questo quarto film del regista -  Scialla! (Stai sereno)  del 2011, Noi 4  del 2014 e Tutto quello che vuoi  del 2017 - la vicenda è incentrata sulla vita Bruno Salvati (Kim Rossi Stuart), un regista di commedie che non hanno successo che vive in una fase di stallo. Da poco si è separato dalla moglie Anna (Lorenza Indovina), che ora sembra frequentare una donna, e ha due figli, Adele e Tito, per i quali non riesce ad essere il padre affidable che vorrebbe.

Nella sua vita cambia tutto all'improvvisa quando gli viene diagnosticata una forma di leucemia, la mielodisplasia. Si affida immediatamente a un’ematologa competente e tenace, che lo accompagna in quello che sarà un vero e proprio percorso a ostacoli verso la guarigione. Il primo obiettivo è trovare un donatore di cellule staminali compatibile: dopo alcuni tentativi falliti, Bruno comincia ad avere seriamente paura. Suo padre Umberto, rivelandogli un segreto del suo passato, accende in tutti una nuova speranza.  Bruno e la sua famiglia intraprendono un inatteso percorso di rinascita, che cambierà i loro rapporti e insegnerà al protagonista ad alzare gli occhi da sé stesso e a guardare gli altri.

«Nel marzo 2017 - spiega Francesco Bruni - mi è stato diagnosticato un tumore del sangue, la mielodisplasia, che è stato affrontato e (spero) risolto, con un trapianto di cellule staminali ricevute da mio fratello, nel febbraio del 2018. Da questa vicenda drammatica ho tratto questa storia, che tuttavia ho voluto complicare ad arte, perché non fosse un semplice resoconto medico».

«Il coinvolgimento dei familiari e del padre del malato - prosegue il regista - sono al centro della vicenda: la malattia diventa così una resa dei conti con la moglie ed i figli del protagonista ed un viaggio in compagnia del padre alla scoperta di qualcosa che è successo molti anni prima. Un segreto che contiene la possibile salvezza per il mio protagonista. Come nei miei tre film precedenti, la sceneggiatura (e dunque anche il film che ne deriva) ha dunque una base autobiografica, sulla quale si sovrappone un lavoro di invenzione romanzesca. E, come negli altri film, il tono oscilla fra momenti inevitabilmente e puramente drammatici ed altri dove affiora, nonostante tutto, un certo umorismo, specialmente nel racconto dei rapporti familiari e dell’ambito professionale del protagonista (il cinema, appunto)».

«Ma il film, per quanto fedele alla sceneggiatura, ha preso una sua natura definitiva sul set - conclude Bruni - dove ha fatto prepotentemente irruzione l’elemento visivo, qui (a differenza dei miei film precedenti) a tratti molto forte e antinaturalistico, specie nelle scene che raccontano la degenza del protagonista, in uno stato di semi-incoscienza indotto dai medicinali nel quale affiorano ricordi e fantasticherie, delirii e persino fantasmi». 

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