Sabrina Ferilli, madre coraggio contro l'acciaio

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TV L'abbiamo appena lasciata nei panni di una madre a cui è stata portata via la figlia per un errore giudiziario (L'amore strappato). La ritroviamo ora ancora nei panni di una madre coraggio. Sabrina Ferilli è la protagonista della fiction tv Svegliati amore mio che da staserà in prima serata andrà in onda su Canale 5 (e che, solo per stasera, se la dovrà vedere con Rocco Schiavone su Rai2).

La Ferilli stavoltà è Nanà Santoro: scoprirà che sua figlia Sara di 12 anni, interpretata da Caterina Sbaraglia, è affetta da leucemia. Dopo un momento di buio e dolore, Nanà inizierà una battaglia, con la forza di una leonessa, contro il “Mostro”. Forse è da lì che proviene il veleno che si è inoculato nel corpicino della figlia e il “Mostro” è l’acciaieria Ghisal dove, da vent’anni, lavora suo marito Sergio (Ettore Bassi) e dove ha trovato un suo ruolo, che gli ha permesso di dare una sicurezza alla famiglia.

Quella donna forte, animata da un profondo senso di giustizia, mamma meravigliosa e moglie innamorata, cercherà di sfondare il muro dell’omertà e della inconsapevolezza, che sono i più grandi nemici in questa sua lotta, dovrà cercaare di persuadere le altre madri, rassegnate al dolente destino che le vede perdere i figli, a unirsi alla sua battaglia per inchiodare un manager spietato, devoto solo al profitto e al Dio dell’acciaio.

Con lei nel cast, diretto da Simona e Ricky Tognazzi, anche Francesco Arca nei panni di Mimmo, un uomo che da ani la ossessiona con il suo amore malato, Massimo Popolizio che interpreta Ettore Tagliabue, il direttore della Ghisal Acciai, e Francesco Venditti, alias Stefano Roversi, un pigro giornalista che grazie a Nanà ritroverà la passione perduta verso il suo lavoro.

Esattamente come per L'amore strappato, infatti, anche Svegliati amore mio è tratta da un fatto di cronaca.

«Il grande Maestro Federico Fellini diceva: “Non sono io che cerco i film ma sono i film che trovano me” - spiegano i registi Simona Izzo e Ricky Tognazzi - È andata così anche per noi. “Svegliati amore mio” nasce dall’incontro con una donna che vive in uno dei tanti luoghi, quarantadue per la precisione, dove è sita un’azienda siderurgica. La nostra fonte non vuole essere citata, ma ha permesso di raccontare a noi, insieme agli altri sceneggiatori - Bettelli, Colombo e Bondioli - la sua storia, prima felice, poi dolentissima e funesta ma alla fine, di nuovo serena».

«Ci è sembrata una storia necessaria e urgente da raccontare - proseguono i registi - e per renderla al meglio ci siamo documentati sui danni provocati dall’inquinamento industriale, abbiamo incontrato medici e responsabili delle associazioni che combattono contro chi diffonde i veleni, e assistono chi è coinvolto in questo dramma».

La serie è ambientata in un Sud Italia non specificato, nel 2002. 

«Quando abbiamo iniziato a scrivere la sceneggiatura - concludono Simona Izzo e Ricky Tognazzi - non eravamo nel periodo pandemico che ci ha sorpresi a metà dell’opera. Ma il virus ha costretto moltissime persone a scegliere, come dice Nanà nella nostra serie “se morire di fame o morire di lavoro”.  Una scelta diventata ora drammaticamente attuale, ma che in alcuni contesti, primi fra tutti le acciaierie, è invece all’ordine del giorno. Ma fra tutti, il dato che più ci ha sconvolti, è stato scoprire che l’incidenza dei tumori infantili in prossimità di un’azienda siderurgica, è superiore al 30% rispetto alla media nazionale».

PATRIZIA PERTUSO

 

 

 

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