L'Italia chiede il blocco dell'export di AstraZeneca

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L'Italia ha bloccato l'export di un lotto di vaccini di AstraZeneca verso l'Australia. Si tratta del primo caso in Ue di blocco di esportazione di dosi. Secondo quanto scrive il Financial Times, Roma ha deciso di impedire l'esportazione di 250 mila dosi di vaccino.  L'Italia ha notificato a Bruxelles la sua proposta di blocco alla fine della scorsa settimana nell'ambito del meccanismo di trasparenza delle esportazioni di vaccini dell'Ue. La commissione aveva il potere di opporsi alla decisione italiana e non l'ha fatto, hanno spiegato alcuni funzionari italiani al Ft che fanno notare come non sia stata una decisione unilaterale italiana.

Nell'ultimo vertice dell'Ue il presidente del Consiglio, Mario Draghi, aveva insistito sul blocco delle esportazioni fuori Ue per le aziende che non rispettano i contratti siglati con l'Unione.

"L’Italia, con oltre 20mila casi e 300 morti al giorno, dovrebbe accettare i ritardi, mentre AstraZeneca spedisce 250000 vaccini in Australia, che ha 10 casi al giorno da due mesi? Hanno fatto bene Italia ed Europa a bloccarli", scrive Carlo Cottarelli, direttore dell'Osservatorio sui conti pubblici dell'Università Cattolica.

Il meccanismo di controllo e autorizzazione dell'export è stato istituito dalla Commissione europea per controllare (ed eventualmente bloccare) l'esportazione di dosi del vaccino contro il Covid da aziende che hanno la produzione nell'Unione e che hanno siglato contratti con la Commissione europea. In particolare si trattava di una risposta diretta ad AstraZeneca, l'azienda anglosvedese che ha dimezzato le consegne in Ue e mantenuto quelle in Gran Bretagna. Il sospetto di Bruxelles era proprio che AstraZeneca consegnasse a Londra dosi che dovevano essere destinate invece ai Ventisette. Il meccanismo è in vigore dal 30 gennaio e dovrebbe scadere il 31 marzo, anche se molto probabilmente verrà prorogato. 

Le aziende farmaceutiche coinvolte sono tenute a richiedere ogni volta l'autorizzazione all'esportazione di dosi fuori dall'Ue. La domanda viene esaminata dallo Stato interessato entro due giorni (quattro in casi eccezionali).  Nel decidere se concedere il via libera, gli Stati membri, insieme alla Commissione, valutano se il volume delle esportazioni non sia tale da costituire una minaccia per il rispetto degli accordi preliminari di acquisto conclusi dall'Ue.
Gli Stati membri devono immediatamente informare la Commissione di ogni domanda di autorizzazione ricevuta e, dopo un'analisi, presentare alla Commissione il loro progetto di decisione. Se la Commissione non è d'accordo con il progetto emette il proprio parere a cui lo Stato è tenuto a conformarsi. Per consentire alle autorità competenti di valutare la domanda di autorizzazione di esportazione, i produttori di vaccini soggetti al regolamento sono tenuti a fornire dati pertinenti sulle esportazioni effettuate dal 29 ottobre 2020 in poi. Devono inoltre indicare il numero di dosi di vaccino distribuite nell'Unione a partire dal primo dicembre 2020, ripartite per Stato. Finora, secondo gli ultimi dati della Commissione, sono state autorizzate 174 richieste verso 30 Paesi extra-Ue e una è stata respinta. Si tratta di quella di AstraZeneca che chiedeva di esportare 250 mila dosi in Australia ed è stata bloccata dall'Italia.

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