Tra le lacrime di Lauro e il tifo del cardinal Ravasi

  • Sanremo 2021

SANREMO «Questa notte ho versato lacrime per i nostri peccati. Il mondo aveva qualcosa da dire. Sono solo il suo agnello sacrificale. Ogni notte leggo nel cielo che lo farà ancora». Così sul suo profilo Instagram il cantante Achille Lauro che ieri si esibito nel suo '“Solo Noi” vestito di piume e con lacrime di sangue rosso e blu dipinte sul volto. 

 “Cari lettori, care lettrici, per questa copertina, so che mi accuseranno di blasfemia, ma i santi e le Madonne sono immagini che fanno parte della mia storia, della mia gallery esistenziale. Anche grazie a loro, ho imparato a generare me stesso, senza aiuti, trattando la creatività come uno Spirito Santo”. Comincia così la lettera che Achille Lauro scrive per Vanity Fair, che gli dedica la copertina del numero in edicola oggi, in cui il cantante appare nelle sembianze di un’icona religiosa. Un’immagine provocatoria unita a una confessione in cui l’artista, ospite fisso delle serate del Festival di Sanremo 2021, va alle radici della sua poetica e della sua estetica: “Io faccio tutto questo per non venir banalizzato dentro uno stereotipo”. La lotta contro le etichette nasce da una diversità che Lauro De Marinis ha percepito fin da bambino, così come la mancanza d’amore, fondamentale “perché ti costringe a conquistare qualcosa di più. Io ringrazio le persone che non mi hanno amato perché mi hanno fatto sentire solo. E sentirmi solo è stato fondamentale”. 

Achille Lauro prosegue con una sorta di manifesto della sua arte: “La follia è avere il coraggio di scegliere un percorso fuori dall’ordinario. Quando mi chiedono cosa faccio per cambiare il mondo, rispondo che io rischio con la mia arte per portare messaggi e dare significato. Non vado in televisione o sul palco col freno tirato. Può andare tutto bene oppure la mia carriera finire lì. Io penso che nella vita bisogna essere spericolati se si vogliono davvero cambiare le cose. C'è una frase di Oliviero Toscani che mi piace moltissimo: quando fai una cosa importante, devi avere paura. Perché se non hai paura allora stai sbagliando”. 
Il cantante conclude la sua lettera con una riflessione sul perché si scateni un putiferio ogni volta che assume sembianze femminili: “La mia risposta è semplice: perché la donna è l’estremo simbolo di libertà”. Per la prima volta, la cover di Vanity Fair è animata: inquadrando il Qr code si viene trasportati nell’esibizione che Achille Lauro ha creato in esclusiva per i lettori del giornale. È idealmente la sua sesta performance sanremese, che si aggiunge ai cinque quadri che l’artista propone durante le cinque serate del Festival di Sanremo. 

Intanto il “ministro” della Cultura della cultura del Vaticano, cardinal Gianfranco Ravasi, da sempre attento ai testi delle canzoni del Festival di Sanremo, sembra fare il tifo per l'artista più giovane che a 19 anni si esibisce all’Ariston, Madame. Il porporato twitta un passaggio del brano 'Voce”: "Sarà la voce ad essere l’unica cosa più viva di me". 

 

 

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