L’e-commerce della frutta brutta ma buona

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Non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che è buono. Questa reinterpretazione di un popolare proverbio in fondo spiega al meglio una storia fuori dall’ordinario, perché rompe preconcetti e riscrive le regole consolidate (e il più delle volte sbagliate) legate agli acquisti alimentari. Una storia che riesce a fare proprie le sfide di questo mondo alle prese con gravi disuguaglianze nella distribuzione del cibo e con problemi ambientali. Una storia che è anche un monito alle responsabilità individuali di ciascuno di noi per modificare lo stato delle cose e superare la più grave crisi di tutti i tempi
L’intuizione arriva da due giovani che hanno deciso di mettersi insieme per un’impresa contro lo spreco alimentare. «Tutto nasce nel lockdown, quando le persone avevano necessità di acquistare restando in casa.  Già da tempo registriamo nel mondo un’evoluzione di sensibilità», afferma Francesco Diuberti, trentenne milanese, una laurea in giurisprudenza e un percorso professionale nella consulenza. Poi la sfida imprenditoriale con il servizio in abbonamento di frutta e verdura brutta ma buona di Babaco Market, il primo food delivery antispreco d’Italia. «Tutti i prodotti che non superano i concorsi di bellezza indetti dai canali tradizionali e che rischiano di essere sprecati, seppure freschi e buonissimi, vengono consegnati a casa dei consumatori in una box, attraverso un servizio in abbonamento. Ci guadagna il consumatore, ci guadagna il produttore, ci guadagna l’ambiente», sottolinea Francesco. L’impresa è cresciuta grazie alla visibilità su Facebook e Instagram: campagne ad hoc, sondaggi sui prodotti, dirette Instagram, Stories e Reels, con lo scopo di combattere lo spreco alimentare. «Compriamo dai produttori frutta e verdura di stagione a rischio spreco, selezionata con attenzione da agricoltori italiani, produttori locali e presidi Slow Food, che si prendono cura del territorio e delle sue eccellenze». Nella scatola ci trovi la patata con una forma strana, la mela con la buccia ammaccata, la carota troppo grossa o la zucchina troppo piccola. Prodotti buonissimi, ma scartati dai classici canali di distribuzione perché brutti da vedere.
Ad oggi Babaco ha intercettato 80 fornitori distribuiti in tutta Italia, più di mille utenti registrati che ricevono la scatola, una crescita di mese in mese del +40% circa e con un target prevalentemente femminile: perché la clientela di Babaco al 74% è donna nella fascia anagrafica compresa tra i 25 e i 44 anni. Numeri che hanno portato al “salvataggio” di 6 tonnellate di frutta e verdura solo in un mese sulla piazza di Milano. «Lavoriamo con tanti piccoli agricoltori che faticano ad avere uno sbocco commerciale. All’inizio, nel primo contatto, sono sorpresi dalle nostre richieste, perché solitamente viene chiesto l’opposto. E invece noi vogliamo frutta e verdura ammaccata, brutta ma buona», ricorda Francesco. Emerge la missione sociale, oltre che commerciale, declinata sui social. «Su Instagram abbiamo 13mila follower che ci seguono anche perché decliniamo la tematica dell’antispreco. Riusciamo a crescere tanto anche perché facciamo campagne targetizzate per interesse. Il ruolo dei social media rimane sempre più rilevante per la piccola realtà: Facebook e Instagram sono il luogo ideale per trasmettere i valori del brand e i consigli pratici per rispettare la natura e il cibo, anche attraverso influencer in grado di rappresentare questi messaggi», ricorda Francesco.

Giampaolo Colletti
@gpcolletti
 
 

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