Virus, schiavi e poveri Milano è da ricostruire

  • Libri/Fabio Massa

INTERVISTA Una città che in un anno ha stravolto completamente il suo volto. Milano che in questi anni aveva attratto migliaia di persone e ha visto una fuga di capitali, lavoratori, studenti, turisti. “Fuga dalla città”, saggio di Fabio Massa (Chiarelettere, p. 240, euro 16) racconta la trasformazione improvvisa e violenta di una metropoli investita dalla pandemia attraverso fatti, documenti, storie in molti casi inedite.

Come è cambiata Milano in questo anno?
Il libro si sarebbe dovuto chiamare "La città degli eletti", e invece ho dovuto riscriverlo da capo. Perché Milano non era più quella di prima. Meno ricca, con meno opportunità di lavoro, e dunque di reddito. In una metropoli costosissima questo vuol dire che in breve tempo i ceti più deboli si trovano al limite della povertà. 

Si è arrestata per sempre l’espansione della città? 
Stefano Boeri, nella sua intervista sostiene che dobbiamo cercare di renderla più compatta, e non creare "non luoghi" di periferia. Anche perché il problema è e sarà sempre di più la desertificazione degli uffici falcidiati dallo smartworking. 

Chi l’ha colpita di piu tra i suoi intervistati? 
Giuseppe Guzzetti, ex presidente di Fondazione Cariplo. Mi ha raccontato dei 20mila bambini che già prima della pandemia non avevano da mangiare: impressionante.

Qual è la ricetta per riprendersi un possibile primato?
Scordarsi dei primati. E discutere dei temi e non solo di ciclabili sì-ciclabili no, di sicurezza contro integrazione e via dicendo. Per esempio mi piacerebbe sapere dai candidati a sindaco: che cosa pensano del nuovo stadio Meazza? E dello sviluppo immobiliare degli Scali?

Anche a Milano ci sono gli schiavi oggi? 
Sì. Tantissimi. I rider, ma anche chi scarica le cassette all'Ortomercato, gli studenti che fanno 2 lavori per pagarsi affitti oltre l'immaginabile.

Milano può ripartire dalla cultura? Come? 
Investendo sulle piccole realtà. Chi fallirà? Di sicuro non la Scala, e non il Piccolo. Ma i teatri e gli artisti più deboli. Facile parlare di eccellenze, e facile difenderle. Il problema è che la cultura sul territorio la fanno le compagnie di periferia e i teatri di quartiere.

ANTONELLA FIORI