Spettacoli

Addio a Jürgen Müller anima “furera” dels Baus

TEATRO

ROMA Chi ha conosciuto La Fura dels Baus non ne è sicuramente “uscito indenne”. Perché questa compagnia teatrale catalana smuove l'anima e il corpo di chi ha la fortuna di partecipare alle sue performance. Jürgen Müller, tra i fondatori di La Fura dels Baus, regista, attore e drammaturgo tedesco è morto venerdì scorso all'età di 66 anni. L'annuncio della scomparsa è stato dato dallo stesso collettivo teatrale che ha sede a Barcellona.

Nonostante una lunga malattia polmonare ereditaria, Müller ha continuato a lavorare fino all'ultimo come uno dei direttori artistici della compagnia, che nel 2019 ha celebrato i suoi 40 anni di attività, e che a lui piaceva definire «un fenomeno sociopolitico». A causa dei suoi disturbi polmonari, negli ultimi dieci anni era costretto a vivere con una macchina che lo aiutava a respirare respirazione. 

Nato a Weiterdingen (Germania) nel 1955, Müller era arrivato a Barcellona nella seconda metà degli anni Settata per studiare teatro e danza contemporanea ed ha perfezionato il linguaggio scenico multidisciplinare, basato sulla predominanza del corpo, tipico di La Fura del Baus. Ha partecipato alla creazione e all'interpretazione dei primi spettacoli del gruppo, che si sono consolidati anche a livello internazionale, creando il linguaggio “furero”.

Il collettivo è nato come cooperativa nel '79 e si è rivelato nel 1983 al festival di Sitges con “Azioni”, un insieme di momenti scenici isolati che formavano uno spettacolo-collage.

La struttura si ripeterà anche negli spettacoli successivi caratterizzati dall'assenza del linguaggio verbale e di una chiara e coerente linea drammaturgica (sostituita da frammentazione, giustapposizione, ripetizione), dalla ricerca di un forte impatto visivo e sensoriale, dall'uso di materiali concreti e attrezzatura tecnica, da una grande energia fisica, che spesso arriva a sfiorare la violenza (in alcuni casi, l'ingresso alle loro performance era sconsigliato ai portatori di pacemaker).

Lo spazio scenico molteplice che lo spettatore non può controllare nella sua totalità, trovandosi spesso in una situazione di insicurezza, costituisce da sempre l'asse portante delle loro costruzioni sceniche di cui Müller è stato un protagonista di spicco fino a tutti gli anni Novanta.

Se in “Suz-O-Suz” (1986) è la musica il filo conduttore, in “Tier Mon” (1988) sono la violenza e la guerra in un mondo orwelliano a costituire la cifra dello spettacolo.

Durante gli anni Novanta, la compagnia estese il principio artistico che le è proprio all'opera musicale ed alla realizzazione di grandi eventi, creando uno spettacolo per la cerimonia d'apertura dei Giochi Olimpici (1992) a Barcellona, sua città base fin dagli esordi.

Nel 1998, nuovi elementi cominciano ad agire nella fabbrica della creatività della Fura dels Baus che, per la prima volta, utilizza il testo drammaturgico: nascono “F@ust version 3.0”, dall'opera di Goethe, “Ombra”, dedicata al poeta Federico García Lorca e, successivamente, “XXX” (2003), ispirato all'opera del Marchese De Sade, aspramente attaccato per gli espliciti riferimenti sessuali.

Per festeggiare i suoi 25 anni, il gruppo ha realizzato una performance su una nave, “Naumon”, che ha poi attraversato il Mediterraneo (2004).

Gli altri direttori artistici del collettivo La Fura sono Miki Espuma, Pep Gatell, Alex Ollé, Carlos Padrissa e Pera Tantiñá. Toccherà a loro, ora, portare avanti il “credo” della compagnia che ha dissacrato il Teatro smembrandolo per poi ricomporlo in una forma d'Arte ancora più imponente.

PATRIZIA PERTUSO

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