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Renga: «Sanremo per ripartire tutti insieme»

Francesco Renga

MUSICA Timbro inconfondibile, tra le voci più belle del panorama italiano, Francesco Renga sarà al 71° Festival di Sanremo con “Quando trovo te”.  

Renga è ormai un veterano della kermesse. 
«Sì, ma tornare a Sanremo non ha mai avuto un significato più profondo: non è solo la gioia di ritornare su quel palco, in quel contesto così importante  per la musica e per il mio lavoro. Stavolta significa ricominciare finalmente a farlo il mio lavoro. Significa ripartire insieme con tutto il Paese. Sarà un Sanremo unico, entrerà negli annali, simbolo di una ripartenza del mondo dello spettacolo e un segnale di speranza: che questo incubo pandemia possa finire il prima possibile!».

Scritto con Casalino e Faini, “Quando trovo te” parla di “oblio salvifico”: dimenticare come forma di protezione e riparo da una vita che spesso ci mette fretta. 
«Racconta del momento in cui quel ricordo felice custodito nel cuore di un uomo, al riparo dal casino quotidiano, all’improvviso riaffiora potente, restituendo un senso più profondo e spalancando gli occhi su una realtà che è migliore di quel che pensiamo. Una stanza, una sedia, e magari anche un cinemino e un ristorante? La normalità è questa per me da un po’ di tempo. Lo sguardo dei miei figli, il profumo della cucina, il ricordo di un abbraccio: affetti amori e amicizie sono salvifici».

Cantare senza pubblico?
«Sarà molto limitante perché il pubblico ti dà un feedback, ma quel palco, l’Ariston, fa storia a sé. Non so se i giovani saranno avvantaggiati dall’abitudine esibirsi senza… La mia prima a Sanremo avevo 21-22 anni, come i giovani oggi in gara, e per me questo è motivo di orgoglio, perché son qui ben ancorato al panorama musicale italiano: mi diverte tanto. La vera rivoluzione? I giovani tra i big a Sanremo 71».

Lei chiede mai consiglio ai suoi figli sui giovani artisti emergenti?
«Certo, loro sono le mie orecchie e miei occhi soprattutto sui giovani cantautori: e in questo Festival c’è un cast agguerrito e molto forte. C’è tutto il panorama artistico-culturale del momento e io mi sento lo zio!».

Le pagelle pre-Sanremo?
«Non mi do pena perché la mia è una canzone che va ascoltata bene: verrà fuori nell’arco delle serate, non basta un primo ascolto!».

Le cover: è giusto farle?
«Per me è un valore aggiunto e dice qualcosa in più sull’artista che si sta esibendo sul palco. Certo, fare la tua canzone una volta in più, con ospite-artista, sarebbe altrettanto bello e utile».

Cosa le mancherà di più?
«La figata di uscire ed essere rincorsi dai fan per un selfie, le cene pantagrueliche. Ora si lavorerà e basta».

Si diceva andrà tutto bene all’inizio del Covid.
«No, non sta andando tutto bene, ma forse ce la stiamo cavando. Non sarà lasciato nessuno indietro si diceva, ma non è stato così: troppi lavoratori hanno avuto poche tutele».

Ne usciremo migliori?
«A me il lockdown è servito per ritrovare cose che stavo perdendo. È l’unico aspetto della pandemia positivo. Il fatto di esserci sentiti di colpo tutti soli ci ha ridato il senso della comunità».

La sua hit “Angelo” ha accompagnato Brescia deserta durante la pandemia…
«È stata una grande emozione, perché la comunità era spaventata e si è riscoperta molto legata, unita dal dolore. E di colpo le parole della mia canzone assumevano un significato diverso e salvifico».

Come si sente oggi?
«Come sempre: uno fuori stagione nella vita. Solo sul palco sto bene… Uso la mia arte per raccontarmi, demoni e fantasmi, nascosti nella vita di tutti i giorni, vengono fuori nelle canzoni. Comunque resto un ottimista, lo sono sempre stato. Lo dice il mio sorriso!».

 

 

ORIETTA CICCHINELLI
 

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