«Genovese al cellulare durante l'impatto»

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ROMA La sera del 22 dicembre 2019 Pietro Genovese era al cellulare, nel momento in cui investì mortalmente  le due studentesse di liceo Gabriella Romagnoli e Gaia Von Freymann mentre attraversavano le strisce su Corso Francia, con il semaforo che indicava il verde per i pedoni. È l’aspetto più lampante tra quelli indicati dal Gup Gaspare Sturzo nelle motivazioni della sentenza, despositate ieri, che ha condannato il ragazzo, figlio del regista Paolo Genovese, a otto anni di reclusione, tre in più di quelli richiesti dal pm al temine del rito abbreviato.

Non solo: come ricostruito dal gup, quella sera Genovese correva a più di 60 km orari, e per questo il sistema di frenata assistita non entrò in funzione. E ancora: al momento dell’investimento tra Genovese e altri due automobilisti era in corso una sorta di gara di sorpassi. in più quella sera Genovese aveva bevuto e in passato gli era già stata ritirata la patente. Ma. il Gup non ha esitato a sottolineare il percorso di maturità e sincero pentimento intrapresi dal ragazzo durante le fasi del processo. 

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