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Il racconto di una donna nata e cresciuta libera

Libri/Ernaux

INTERVISTA La riconosci, la voce di Annie Ernaux, classe 1940: è diversa da tutte. Attraverso la narrazione della vergogna, di sopraffazione, sentimenti che ogni donna ha provato ha raccontato se stessa restituendo una memoria collettiva vicina alla verità  fondendo l’io personale con l’io collettivo. Nel caso di quest’ultimo libro “La donna gelata” (L’Orma, p. 279 euro 17) il racconto è quello di una donna cresciuta pensando che la differenza tra maschi e femmine fosse solo fisica, e che finisce per scontrarsi coi modelli di una società patriarcale.

La donna gelata chi è?
“C’est moi”, sono io, alla fine dei trent'anni, quando ripenso al mio itinerario di donna e indago cosa ha portato la ragazzina che ero alla donna che stavo diventando, una donna che lavorava e doveva farsi carico di tutte le questioni legate al cibo e figli, senza tempo per progetti personali.

Sua madre le ha sempre mostrato un modello di donna in fuga dalle convenzioni sociali. Questo quanto l’ha influenzata?
E’ vero, mia madre per me ha incarnato il potere delle donne fin dall'infanzia. Veniva da un contesto contadino, operaia a 12 anni e mezzo, a 25 anni a capo di una piccola drogheria-caffè, non è mai stata sottomessa. Mio padre cucinava, amava giocare con me, si alzava di notte quando stavo male. Era una coppia atipica.

“I peggiori picchiano le loro mogli, i migliori portano lo stipendio a casa e vanno alla partita di calcio domenica”, scrive. Fin da piccola considerava gli uomini "poco seri". Perché?
Perché se avevo visto che mia madre avrebbe potuto benissimo fare a meno di mio padre, non era vero il contrario. Il mio figlio più giovane, 6 anni, mi ha chiesto: "Perché le donne si sposano? Loro sanno fare tutto”.

Lei, tornata alla vita attraverso l'insegnamento, racconta di non essersi mai sentita solo un'insegnante, ma sempre una "moglie insegnante". Far carriera è solo per uomini?
Quando Ségolène Royal era candidata alla presidenza della Repubblica, e anche suo marito, François Hollande, era in lizza, un politico ha scherzato: “Chi si prenderà cura dei bambini?". Una battuta che ha prodotto molte risate perché la legittimità delle donne in politica non è assodata. C'è un intero lavoro di decostruzione degli stereotipi da fare, a cominciare dalla scuola.

ANTONELLA FIORI

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