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Arisa: «Sono una signorina che si adatta!»

Arisa

MUSICA Con “Potevi fare di più” Arisa sarà al 71° Festival di Sanremo. Parte del suo prossimo album, il brano, scritto da Gigi D’Alessio, parla di un momento di liberazione da una relazione tossica. Veterana della kermesse, Arisa resta quella di sempre: semplice, nonostante i tanti look, la voce unica. «Sono un’esteta e un’estetista: mi piace cambiare punto di vista davanti allo specchio. M’immedesimo molto nelle persone che ho vicino» spiega, tormentando una ciocca di lunghi capelli tra le dita.

Arisa, perché ha scelto una canzone di Gigi D'Alessio?
«Ascoltando il brano ho sentito una grandissima verità e autenticità. È un riflesso di quel che sono oggi della mia storia che non è così unica. Con Gigi abbiamo spesso parlato e ci siamo raccontati. Io devo cantare cose autentiche, in cui ritrovarmi e, sì, può capitare a tutti lo stesso periodo: l’amore è circolare. Gigi è un maestro della musica e ha girato il mondo. E poi mi voglio avvicinare alla mia terra. Dato che non posso cantare in lucano, mi sono voluta approcciare a un sentimento napoletano».

Può essere terapeutico un brano così?
«Io esorcizzo la sofferenza, i capitoli della mia vita attraverso le canzoni. E quel che non ti uccide, ti fortifica. Anch’io ho scritto canzoni anche in napoletano: ho preso coraggio, oggi sono più forte e indipendente. Vorrei portare all’estero la mia musica in italiano: ci tengo molto alle nostre tradizioni. Siamo un grande Paese: vogliamo somigliare all’America eppure abbiamo tanto da dare».

Che messaggio vuole mandare? 
«Un invito per tutti ad avere consapevolezza che nella vita si può essere felici. La felicità è un diritto. Bisogna prendersi la responsabilità perché le cose cambino». 

Siamo ancora in un Paese difficile per le donne…
«Essere donna è già complicato di per sé e poi il mondo discografico è molto maschile. Per fortuna siamo brave a trovare degli escamotage: l’istinto materno, che non è solo partorire un figlio, ci salva».

Per la serata Cover avrebbe voluto cantare cosa?
«Volevo fare ‘O scarrafone. Con chi mi sarebbe piaciuto condividere il palco? Stevie Wonder!». 

Sarà la 7.a volta al Festival per lei che si è già aggiudicata 2 vittorie (nel 2009 con Sincerità e nel 2014 con Controvento) e Sanremo lo ha anche condotto... 
«Ma questo sarà un festival speciale, con tante difficoltà, perché, al di là di come andranno le cose, sarà una ripartenza.  Non vedo l’ora di tornare a cantare e di farlo proprio all’Ariston. Di condividere la sensibilità di un brano come Potevi fare di più. Mi mancherà la calca tipo parata da star e la dimensione festivaliera. Il pubblico che ti fa capire se stai facendo bene o male: attraverso i loro occhi ho un riscontro. Difficoltà per noi artisti? Rispetto a quelle delle persone comuni che devono andare a lavorare tutte le mattine, se un lavoro ancora lo hanno… Io mi sono organizzata prendendo una casa e vivendo tranquillamente la situazione, ovviando con i social. Ma Sanremo non si può fermare».

Arisa ha sempre cantato l’amore: oggi cosa ha capito sul tema?
«Che è semplice: se stai bene con una persona ci stai bene e basta. Il tempo è poco per essere felici: non ci rendiamo conto di sprecarlo, ma dobbiamo prima sviluppare un po’ di amore per se stessi». 

Come ha vissuto il lockdown? 
«Ho sofferto la mancanza di contatto col pubblico. Da luglio ho fatto piccoli concerti, ma non mi sono abbattuta: mi piace troppo cantare. Amo la musica in tutte le sue forme: ora mi sto dedicando ad Amici e mi piace il lavoro che faccio con i ragazzi. Mi sento una persona fortunata: grazie a questo lavoro ho conosciuto tanta gente e viaggiato molto». 

Che ne pensa dei live streaming?
«Un modo per andare avanti e sconfiggere i mostri esterni. Il concerto dei Negramaro, ad esempio, è stato bellissimo. Ci si adatta ai tempi: e anch’io sono una signorina che si adatta!».

 

 

 

ORIETTA CICCHINELLI
 

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