Coronavirus Italia

Varianti, il Ministero: "Monitorare test rapidi"

Coronavirus

ROMA. Monitorare l’efficacia dei test antigenici, i cosiddetti tamponi rapidi ormai di larghissimo utilizzo, nel rilevare l’infezione da Covid con le nuove varianti virali. E’ quanto chiede il ministero della Salute in una circolare inviata oggi ai ministeri, alle Regioni e alle varie società e associazioni mediche. «Occorre innanzitutto specificare - scrive il ministero - che le nuove varianti, dalla cosiddetta variante UK alla variante brasiliana, che presentano diverse mutazioni nella proteina spike (S), non dovrebbero in teoria causare problemi ai test antigenici, in quanto questi rilevano la proteina N. E’ da tenere però presente che anche per la proteina N stanno emergendo mutazioni che devono essere attentamente monitorate per valutare la possibile influenza sui test antigenici che la usino come bersaglio». 

Alla luce dei risultati disponibili nella letteratura scientifica, si legge nella circolare, «appare chiaro che, pur considerando l’elevata specificità dei test antigenici, i campioni positivi a tali test in contesti a bassa prevalenza necessitano di conferma con un test molecolare o, in caso di mancata disponibilità di tali test molecolari, con un test antigenico differente, per eliminare la possibilità di risultati falsi positivi».  

Studio Usa indiuvidua 7 varianti

Negli Stati Uniti sono state rilevate sette varianti di coronavirus portatrici di mutazioni simili. Tutte le varianti, riportate in uno studio preliminare, hanno ottenuto una mutazione nella stessa posizione nel loro genoma e sembrano appartenere allo stesso ceppo di un virus sequenziato per la prima volta il primo dicembre, che successivamente è diventato più comune. «C'è chiaramente qualcosa in ballo con questa mutazione», ha detto al New York Times Jeremy Kamil della Louisiana State University e coautore dello studio. Non è chiaro se la mutazione renda le varianti più trasmissibili, come la variante «inglese», ma la sua posizione in un gene che influenza il modo in cui il virus entra nelle cellule umane è preoccupante. «Penso che ci sia una chiara firma di un vantaggio evolutivo», ha detto Kamil. Lo studio preliminare è stato rilasciato su un server di pre-stampa e non è stato sottoposto a revisione paritaria. 

L'allarme degli esperti

Intanto si moltiplicano in Italia le voci degli esperti che invitano alla massima cautela di fronte al moltiplicarsi dei casi-variante. "Siamo tutti d’accordo che vorremmo riaprire tutto quello che si può aprire. Però guardi caso io mi ritrovo ad avere il reparto invaso da nuove varianti, e questo riguarda tutta quanta l’Italia e fa facilmente prevedere che a breve avremo problemi più seri. Questa è la realtà attorno alla quale è inutile fare ricami" secondo Massimo Galli, primario infettivologo dell’ospedale Sacco di Milano, docente all’università Statale del capoluogo lombardo, intervenuto a 'Mattino 5' sul pericolo varianti di Sars-CoV-2 e sulla necessità di valutare un nuovo lockdown rigoroso come quello disposto per tutta Italia nel marzo scorso. 

 Il vaccino Moderna in ritado 

L’azienda farmaceutica «Moderna ha comunicato che ci sarà qualche ritardo nelle consegne nel mese di febbraio» del vaccino anti-Covid.   «I ritardi saranno recuperati nel mese di marzo». L’Unione europea aveva stipulato un contratto con Moderna per la fornitura di 160 milioni di dosi.  

Il caso delle Primule
 «E' vero che le Primule verranno ridimensionate nel numero, quante ne verranno realizzate dipenderà dalle Regioni». Ma i padiglioni disegnati da Stefano Boeri, pensati per la somministrazione del vaccino nella campagna di massa, «sono sempre stati una cosa aggiuntiva rispetto ai centri di vaccinazione individuati da Comuni e Regioni. Le Primule non sono mai state un elemento principale». Lo apprende l’AGI dall’ufficio del Commissario straordinario per l’emergenza Covid, Domenico Arcuri. «Sapendo che costano dai 300mila ai 400mila euro ciascuna, saranno le Regioni a decidere quante ne verranno. Non c'è un piano per farne 100, 200 o 1.000. Noi siamo pronti per realizzarne, assieme alle aziende, quante ne chiedono».

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