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Anthropology Day in Rete, appuntamenti per tre giorni

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MILANO Dall’esperienza del cibo durante la pandemia da Covid19 alla fantascienza. Dall’arte all’emergenza abitativa. E ancora: dai nuovi media ai cambiamenti climatici. È il fitto calendario offerto dalla terza edizione dell’Anthropology Day organizzato dall’Università Bicocca - Milano, corso di Laurea magistrale in Scienze antropologiche ed etnologiche. Quaranta appuntamenti tra incontri, laboratori e “percorsi” interattivi che quest’anno si snoderanno su tre giorni, dal 18 al 20 febbraio, su diverse piattaforme in Rete. 

Obiettivo: portar fuori dall’ambito accademico l’antropologia.

Così, smesse solo per il momento le vesti accademiche, l’AnthroDay 2021 si aprirà giovedì 18 febbraio, alle 14,30, con  Antropologi per non-antropologi - un convegno per capire l’importanza di questa scienza -, e si concluderà il 20 febbraio, alle 19, con la performance dell’artista multimediale Yuval Avital. Nel mezzo, di tutto, di più. 

In risalto, il discorso sul cibo: il 19 febbraio (dalle 11 alle 13 sulla piattaforma Google Meet), Federica Pieristè, Alessandra Salamone, Lidia Tortarolo e Sarah Zanatta, studentesse del corso di Laurea magistrale parleranno di Fodscapes – Spaccati di vita nella ristorazione etnica a Milano

Sabato, invece, alle 15,30 (sulla piattaforma Cisco Webex) ci si chiederà Cosa c’è per cena? Cibo e convivialità ai tempi del Coronavirus con, fra gli altri, l’antropologa Silvia Barberani,  la foodwriter Sara Porro e l’executive chef del Joia, Sauro Ricci

Dal cibo si passerà alla fantascienza con L’altro, l’altrove, l’alieno. Un dialogo tra scienze umane e fantascienza in tempi pandemici: venerdì, dalle 18 alle 19,30 (piattaforma Cisco Webex) l’antropologo Francesco Vietti, il geografo Stefano Malatesta, gli scrittori Michele Vaccari e Fabio Deotto con Davide Monopoli e Silvia Casolari (fondatori del Museo della Fantascienza di Torino) si cimenteranno con il mondo del Fantastico per avvicinare un’alterità che si sviluppa tra spazi utopici e distopici.

«Un elemento che rende interessante il dialogo tra antropologia e fantascienza - spiega Vietti - è il comune interesse per i tanti modi possibili di essere in società: per l'antropologia è la finalità delle esplorazioni etnografiche in un altrove terrestre, per la fantascienza è un sondare attraverso l'opera dell'immaginazione le possibilità altre in  tempi e luoghi extraterrestri, alieni. Il tema del futuro è comune ad entrambe: per la fantascienza è centrale, per l’antropologia è un fatto culturale da immaginare collettivamente». 

In programma anche appuntamenti interattivi tra cui Rime di Campo,  un gioco di improvvisazione sulla comunicazione non verbale.

Info e prenotazioni: anthrodaymilano.formazione.unimib.it/

PATRIZIA PERTUSO

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