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Sentenza Appendino Solidarietà dai sindaci

TORINO

TORINO «L’importanza di avere qualcuno che ti vuole bene (in questo caso la mia sorellona) che in un momento difficile ti fa trovare in frigo a colazione un bel tiramisu. Si riparte!». La sindaca Chiara Appendino ha affidato ieri a queste parole, accompagnate da una foto di lei a tavola assieme alla figlia, il messaggio volto a rassicurare i suoi elettori all’indomani della condanna sull’ondata di panico collettivo che nel 2017 in piazza San Carlo provocò due morti e oltre 1.500 feriti. Appendino era imputata per disastro, lesioni e omicidio colposi.

Una sentenza che non è piaciuta a molti amministratori locali. Dopo il messaggio di vicinanza del sindaco di Bari Antonio De Caro, che è anche presidente dell’Anci, Ieri hanno  criticato la condanna il sindaco di Cosenza Mario Occhiuto, quello di Reggio Calabria Giuseppe Falcomatà, l’ex primo cittadino di Caserta, Pio Del Gaudio, arrestato nel corso del suo mandato nel 2015 per un’inchiesta della Dda e poi  prosciolto. Vicino ad Appendino anche il presidente di Anci Veneto, Mario Conte, fino ad arrivare all’ex premier e leader di Italia Viva Matteo Renzi. Per tutti la condanna riguarda responsabilità che sono estremamente difficili da accertare per i primi cittadini, spesso chiamati in causa su fatti che esulano dalle loro dirette competenze.

 

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