Il Cts deciderà domani le sorti del Festival di Sanremo

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MUSICA Sanremo sì, Sanremo no, Sanremo forse. Si scioglierà domani il “nodo” dell’edizione 2021 del Festival che ruota attorno a una domanda: può il Teatro Ariston essere equiparato a uno studio televisivo? E mai come in questi giorni il protagonista è lo screenshot della Faq sul sito di Palazzo Chigi che recita: “alle trasmissioni televisive non si applica il divieto previsto per gli spettacoli, perché la presenza di pubblico in studio rappresenta soltanto un elemento ‘coreografico’ o comunque strettamente funzionale alla trasmissione”. 

Così da una parte c’è la Rai che spiega che l’Ariston è uno studio televisivo nei giorni del Festival (dal 2 al 6 marzo) e che quindi può ospitare un pubblico di figuranti funzionale allo show.

Dall’altra, il Ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini che su Twitter scrive: “Il Teatro Ariston di #Sanremo è un teatro come tutti gli altri e quindi, come ha chiarito ieri il ministro @robersperanza, il pubblico, pagante, gratuito o di figuranti, potrà tornare solo quando le norme lo consentiranno per tutti i teatri e cinema. Speriamo il prima possibile”.

Dal canto suo, Amadeus, direttore artistico e conduttore di questa edizione “contagiata” dal Covid19, sarebbe pronto a rimettere il suo mandato se il Festival si dovesse fare senza pubblico né figuranti contrattualizzati. Ed è proprio su questi ultimi che si apre l’altro versante della polemica. 

Stefano Massini, reduce dalla conduzione di Ricomincio da Rai3 affida a Facebook la sua replica: “Il no al pubblico vale per tutti o per nessuno. Ho fatto quattro serate al Sistina con il Teatro vuoto”. 

L’attore Alessandro Borghi, su Twitter, è più lapidario: “Il pubblico coreografico non esiste”. Mentre Selvaggia Lucarelli cinquetta: “Appassionantissimo questo dibattito da prime pagine sul pubblico a Sanremo con 500 morti al giorno e una crisi di governo”. 

L’unico a gridar vittoria è il Codacons che  ribadisce che questo Festival “non s’ha da fare” e che deve essere rinviato.

A mettere la parola fine a questa diatriba (forse) ci penserà domani il Comitato  tecnico scientifico che dovrà rispondere al ministro Speranza riguardo il “protocollo di sicurezza per artisti e maestranze”. Senza tener conto che Sanremo è Sanremo.

PATRIZIA PERTUSO

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