Spettacoli

Sanremo, la sicurezza prima di tutto

Sanremo Amadeus Fiorello

FESTIVAL "Non si è mai parlato di pubblico in presenza ma di figuranti, su questo si sta lavorando, come previsto dal Dpcm del governo e come accade anche in altre trasmissioni tv. Il mio auspicio è che sia un grande Festival, cercheremo di fare il massimo nel limite del possibile affinché anche la città ne abbia un beneficio, a partire dai nostri operatori e dai commercianti. È una manifestazione importante e sarà l'occasione anche di fare approfondimenti sulla situazione, sperando poi in una ripartenza».

Così il sindaco di Sanremo Alberto Biancheri parlando del Festival 2021 che nell’anno della pandemia, sempre guidato da Amadeus, si prepara a prendere il via tra nuove regole di sicurezza sanitaria e nel rispetto delle linee guida previste per il contenimento del covid.  Un no secco arriva già per le iniziative collaterali che di solito anticipano ogni kermesse, mentre il Codacons presenta istanza al Prefetto di Imperia, alla Asl 1 Imperiese e al Comune di Sanremo, chiedendo di “valutare la sospensione” di Sanremo (nato 70 anni fa, il 29 gennaio 1951, tenuto a battesimo da Nunzio Filogamo dal Salone delle feste del Casinò) “se non potranno essere garantite con assoluta certezza la sicurezza e la salute di cittadini e lavoratori”.

Il primo festival, allora solo radiofonico, fu vinto come noto da Grazie dei Fiori cantata da Nilla Pizzi. Letta alla luce delle cronache che precedono Sanremo 2021, la storia del festival ha delle curiose coincidenze. Per esempio che l’idea di una gara di canzoni da svolgersi al Casinò di Sanremo venne all’allora gestore di quest’ultimo Pier Busseti, dietro suggerimento di Amilcare Rambaldi, fioraio e consulente del Comune di Sanremo, che - secondo diversi storici dello spettacolo - aveva proposto anche di organizzare la rassegna su una nave. Proposta poi accantonata. Chissà se Amadeus e Rai Pubblicità si sono ispirati alle cronache dell’epoca per la 'nave bollà che avrebbe dovuto ospitare, in una prima ipotesi, il pubblico di figuranti a cui spetterà di rendere il Teatro Ariston meno vuoto in questa edizione che, volente o nolente, sarà segnata dalla convivenza con il rischio Covid. 

Nunzio Filogamo rimase nella storia per l’incipit del festival coniato per dare il via alla seconda edizione nel 1952: "Miei cari amici vicini e lontani, buonasera ovunque voi siate!". E sulla necessità di aggiornare oggi quel motto in "miei cari amici vicini e lontani", magari aggiungendo: state distanziati! 

Filogamo presentò anche le due edizioni successive del Festival. Poi con l’avvento della televisione venne estromesso perché ritenuto poco telegenico. Da allora, il Festival di Sanremo è lo spettacolo tv più ambito dai conduttori televisivi e dai cantanti ed anche quello che più ha catalizzato l’attenzione nazional-popolare tanto da influenzare o rispecchiare come poche altre ribalte usi e costumi del Paese.

Sul palco di Sanremo, che dal 1977 viene ospitato dal Teatro Ariston (con la sola eccezione dell’edizione del 1990, la quarantesima, che si svolse nel nuovo mercato dei Fiori per la maggiore capienza dei locali), sono saliti i più importanti conduttori e showman televisivi italiani, dal recordman Pippo Baudo (che ha condotto ben 13 festival) a Mike Bongiorno, da Enzo Tortora a Johnny Dorelli, da Raimondo Vianello a Fabio Fazio, da Raffaella Carrà a Loretta Goggi, da Maria De Filippi a Gianni Morandi, da Paolo Bonolis a Carlo Conti, da Claudio Baglioni ad Amadeus, da Roberto Benigni a Fiorello e le più grandi star della musica italiana ed internazionale (come dimenticare le performance di David Bowie, Madonna, U2 ma anche il delirio per il ritorno da superospite di Vasco Rossi nel 2005). All’Ariston per il rito festivaliero sono passati negli anni pure gli attori hollywoodiani, da Robert De Niro a Hugh Grant, i premi Nobel come Renato Dulbecco e gli ex presidenti di superpotenze come Michail Gorbaciov. 

Nessuno si è sottratto ad uno show che catalizzando l’attenzione di metà del Paese è diventato puntualmente anche la cassa di risonanza di ogni tensione politica e sociale, tendenza, fenomeno del momento, evoluzione del costume. Gli strali su Adriano Celentano per il testo di 'Chi non lavora non fa l’amorè, brano che arrivò primo al Festival di Sanremo del 1970, definito inaccettabile perché qualunquista e antisindacale; gli operai dell’Italsider che marciarono da Genova a Sanremo nel 1984 e vennero accolti da Pippo che - a diretta già in onda - uscì fuori ad accoglierli e ne fece parlare una delegazione sul palco; il comitato BoBe (Boicotta Benigni) contro la partecipazione di Roberto Benigni creato nel 2002 da Giuliano Ferrara che minacciò di tirare le uova al premio Oscar durante la sua esibizione all’Ariston; la marcia di Beppe Grillo fuori dal Teatro Ariston nel 2014; l’edizione 'rainbow' del 2016 con tutti gli artisti che esibirono nastri arcobaleno per sostenere il cammino del ddl Cirinnà sulle unioni civili; fino alle polemiche sul sessismo dello scorso anno. Gli esempi di Sanremo specchio della società potrebbero essere infiniti. 

Se Sanremo 2020 è destinato a rimanere negli annali come l’ultima grande kermesse prima del lockdown, come poteva l’edizione di quest’anno, al momento confermata dal 2 al 6 marzo, non diventare, con la pandemia che non accenna a rallentare, l’edizione segnata dal Covid, dai protocolli sanitari e dal distanziamento? Amadeus sognava l'edizione della rinascita post-Covid. Purtroppo l’andamento del virus e la lenta distribuzione del vaccino ha complicato le cose. Ci speravano tutti, non solo Amadeus, ma siamo lontani dal Sanremo della normalità. Come ormai ammette anche il conduttore e direttore artistico parlando di un pubblico di figuranti, dell’assenza di palchi in piazza, di passerelle e quant'altro fa 'normalmentè della settimana sanremese il luogo dell’assembramento per antonomasia. 

 

 

 

METRO

Spettacoli