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Frenata sulle consegne vaccinazioni inceppate

Coronavirus

ROMA «Se stiamo parlando di un ritardo di qualche giorno, anche una o due settimane, non c’è nessun problema. Certo converrebbe mantenere fisso l’intervallo, anche per un motivo organizzativo, ma se dovesse verificarsi qualche ritardo, non ci sarà alcun problema dal punto di vista dell’efficacia del vaccino». A tranquillizzare sulle possibili ricadute dei ritardi nella consegna delle dosi, annunciati da Pfizer per potenziare gli impianti di produzione in Olanda, è stato Armando Genazzani, membro del Committee for Medicinal Products for Human Use di Ema. «I dati - ha spiegato - dimostrano che ci si può vaccinare in una finestra temporale che va dai 21 ai 42 giorni. Non sarà una settimana con un numero inferiore di vaccini che cambierà la situazione».

Garantiti solo i richiami

Diverse Regioni italiane però, considerato l’assottigliarsi delle scorte, hanno deciso di proseguire il piano di vaccinazione solo per coloro che hanno in programma la somministrazione della seconda dose, mentre verranno posticipate le vaccinazioni di coloro che si sottopongono per la prima volta fino a quando non vi sarà garanzia sui flussi di consegna. «Auspico che il vaccino anti-Covid venga fatto ai pazienti oncologici entro febbraio. Ne ho parlato anche con il commissario Arcuri», ha fatto sapere Francesco Cognetti, presidente della Fondazione “Insieme contro il cancro” e direttore di Oncologia medica all’Istituto nazionale tumori Regina Elena di Roma. La vaccinazione ai pazienti oncologici «inizierà un po’ più avanti rispetto a febbraio, si aspetta anche l’ok al vaccino di AstraZeneca - ha replicato il vice ministro alla Salute, Pierpaolo Sileri - la vaccinazione in Italia sta andando bene, ora c’è un problema con la consegna di alcune dosi, ma riguarda l’Europa intera. Le vaccinazioni proseguiranno per gli anziani e i pazienti fragili. Tra questi ci sono anche i pazienti oncologici, ma per loro saranno i medici che li seguono a decidere la tempistica».

Immunità a fine 2023

Ma se le vaccinazioni dovessero procedere «di questo passo, l’immunità di gregge sarà raggiunta solo ad ottobre 2023». Lo ha stimato un’analisi condotta dalla Fondazione David Hume, secondo la quale «per raggiungere gli obiettivi enunciati dalle autorità sanitarie (ovvero l’immunità di gregge entro settembre-ottobre 2021), il numero di vaccinazioni settimanale dovrebbe essere circa il quadruplo di quello attuale».

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