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Omicidio a Cernusco Processo al via

Milano

MILANO Si è aperto oggi il processo davanti alla Corte d'Assise di Milano per l'omicidio di Donato Carbone, 63enne ucciso con otto colpi di pistola in un agguato armato il 16 ottobre 2019 a Cernusco sul Naviglio (MI). Sul banco degli imputati ci sono Leonardo La Grassa, 72 anni, e Edoardo Sabbatino, 61 anni, rispettivamente presunto mandante ed esecutore materiale dell'omicidio, e Giuseppe Del Bravo, 41enne, perché avrebbe avuto un pieno coinvolgimento nel delitto, in particolare facendo da tramite tra La Grassa e Sabbatino.

Il dibattimento che si celebra davanti al collegio, presieduto da Ilio Mannucci Pacini, è stato rinviato al prossimo 25 dicembre quando la corte nominerà un perito per trascrivere le intercettazioni, al centro delle indagini della Procura di Milano. Le indagini dei militari del nucleo investigativo di via della Moscova, coordinate dall'aggiunto Laura Pedio e i pm Roberta Amadeo e Maura Ripamonti, a sparare gli 11 colpi, di cui otto andati a segno, sarebbe stato Sabbatino, pregiudicato originario di Palermo e residente nel Bresciano, dopo aver seguito Carbone nel garage di via Don Milano infilandosi dietro l'auto della vittima a bordo di una Opel Corsa, risultata essere rubata e rinvenuta dai carabinieri la notte stessa dell'omicidio. Una volta all'interno Sabbatino avrebbe esploso tre colpi con una prima arma che si sarebbe poi inceppata. A causa dell'imprevisto Sabbatino avrebbe finito Carbone con una seconda pistola che si era portato di scorta. Successivamente il 61enne, accompagnato su un'altra auto guidata da Del Bravo, si sarebbe incontrato con La Grassa, originario di Trapani e residente nel Milanese da oltre 50 anni, in un bar a Cologno Monzese (Mi) dove il primo avrebbe consegnato le armi utilizzate per il delitto al secondo.

Le pistole sarebbero state poi buttate da La Grassa in un canale di Vimodrone (Mi), dove sono state ritrovate dagli investigatori dell'Arma, guidati allora dal tenente colonnello Michele Miulli, e analizzate dal Ris di Parma. Ai tre presunti responsabili, i militari sono arrivati tramite la visione delle telecamere di sorveglianza. In particolare Sabbattino è stato riconosciuto perché il giorno dell'omicidio indossava una tuta da ginnastica definita "peculiare" con due strisce bianche sul petto mentre l'identificazione di La Grassa è avvenuta come si legge nell'ordinanza del gip Natalia Imarisio "senza particolari difficoltà" in quanto il 72enne era noto ai carabinieri della stazione di Cologno Monzese. Del Bravo, invece, era stato identificato dagli inquirenti in uno sviluppo indagine e sottoposto alla misura cautelare in carcere con una seconda ordinanza del giudice.

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