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Operazione salvataggio per il suino nero lucano

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Il suino nero lucano, che ha più volte rischiato l’estinzione nei secoli scorsi, è una specie oggi tornata in auge grazie alla passione di pochi allevatori e di alcune associazioni, in virtù delle caratteristiche di rusticità e resistenza a talune patologie, alla possibilità di essere allevate allo stato semi-brado e alla qualità delle sue carni da cui si ottengono prodotti tipici particolarmente apprezzati per genuinità, bontà ed ecosostenibilità. Uno studio condotto presso l’Istituto per il sistema produzione animale in ambiente mediterraneo del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ispaam) di Napoli, pubblicato sulla rivista scientifica Reproduction in Domestic Animals, ha consentito di individuare un gruppo di suini portatori di un’anomalia cromosomica, la traslocazione reciproca (rcp).  “Questo tipo di anomalia è piuttosto comune nella specie suina”, spiega Viviana Genualdo del Cnr-Ispaam, “soprattutto quando non vi è stata una selezione genetica forte da parte dell’uomo e in special modo nelle razze autoctone. Infatti, essa non comporta la variazione del numero di cromosomi, ma solo il riarrangiamento del materiale genetico, con il risultato di soggetti fenotipicamente normali che possono maggiormente generare gameti sbilanciati, causa di aborti spontanei o embrioni con anomalie. Succede, infatti, che gli allevatori selezionano i riproduttori solo sulla base di caratteristiche fenotipiche trascurando l’aspetto più importante, quello genetico”.

Lo studio è stato sviluppato dal Gruppo di citogenetica e genomica animale. L’effettuazione di test citogenetici – esami rapidi, economici e non invasivi per l’animale – può consentire di rilevare i capi portatori di anomalie, escludendoli dalla riproduzione.

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