Vertice Usa Cina
3:57 pm, 14 Novembre 23 calendario

Xi Jinping vola da Biden, sul tavolo guerra, concorrenza geopolitica ma anche la guerra alla droga

Di: Redazione Metronews
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Il presidente cinese Xi Jinping ha lasciato Pechino, secondo quanto riferito dai media statali, diretto a San Francisco dove incontrerà il suo omologo statunitense Joe Biden.
«Il presidente Xi Jinping ha lasciato Pechino su un aereo speciale. Su invito del presidente degli Stati Uniti Biden, si recherà a San Francisco per l’incontro dei presidenti sino-americani», ha riferito l’emittente statale Cctv.

Un atteso il faccia a faccia tra Joe Biden e Xi Jinping, a margine del vertice Apec, il primo tra i due presidenti da un anno a questa parte (dal G20 di Bali del novembre 2022, nella foto Lapresse), che si terrà nella San Francisco Bay Area, come hanno sottolineato funzionari dell’Amministrazione rispettando il segreto motivato da «ragioni di sicurezza operativa». Gli osservatori, e anche gli addetti ai lavori, prevedono risultati (“deliverables”) probabilmente modesti, ma potrebbero esserci passi in avanti su aree chiave di interesse comune, su priorità condivise. La funzione più importante dell’incontro, ha scritto Foreign Policy, potrebbe essere quella di evitare che le relazioni peggiorino ulteriormente. Ma si attendono anche importanti accordi, sul piano militare sulle regole di ingaggio nel Mar cinese meridionale, riducendo i pericoli di scontro tra navi cinesi e altre unità vicine. E poi un possibile accordo per limitare l’uso militare dell’intelligenza artificiale senza la supervisione umana.

 

Era stata a Mar-a-Lago da Donald Trump, nel 2017, l’ultima volta di Xi Jinping negli Usa. La speranza degli Stati Uniti è che l’incontro tra Biden e Xi,  al terzo mandato da leader, allenti le tensioni bilaterali e nell’incontro (settima interazione tra i due presidenti dal gennaio 2021, ma il secondo di persona) si sottolineerà l’importanza di mantenere «aperte le linee di comunicazione», insistendo sulla necessità di «gestire la competizione in modo responsabile» con la determinazione a ripristinare le comunicazioni tra i militari delle due superpotenze. Sul tavolo vi saranno anche una serie di questioni globali, dalla guerra russa in Ucraina al conflitto tra Israele e Hamas e il rischio di allargamento di quest’ultimo in Medio Oriente.
Ci saranno anche i diritti umani, Taiwan e la Corea del Nord e per quanto riguarda il Medio Oriente, secondo le fonti, Biden dovrebbe sottolineare a Xi – che conosce da oltre dieci anni e che in passato non ha esitato a definire dittatore – il «nostro desiderio che la Cina metta in chiaro nella sua relazione fiorente con l’Iran che è essenziale che l’Iran non cerchi l’escalation o la diffusione della violenza in Medio Oriente». E che «rivolga l’avvertimento chiaro che se l’Iran intraprende azioni provocatrici in qualsiasi parte, gli Stati Uniti sono pronti a rispondere e rispondere in modo immediato».

La guerra al fentanyl

A parte la sua importantissima dimensione geopolitica, il vertice di domani di Joe Biden e Xi Jinping potrà avere un risultato consistente per la lotta che gli Stati Uniti da anni conducono contro l’epidemia di fentanyl, una droga 50 volte più potente dell’eroina che, secondo i dati dei Centers for Disease Control and Prevention, provoca la morte di oltre 150 persone al giorno per overdose.
Secondo quanto stato anticipato da fonti informate, citate da diversi media americani tra i quali il Financial Times e Cnn, verrà annunciato un accordo con cui Pechino si impegna ad un giro di vite non solo sulla produzione ma anche sull’esportazione del potente oppiode sintetico. Pechino aveva già preso in precedenza impegni per lo stop della produzione del fentanyl, ma le società cinesi aveva risposto esportando i componenti chimici in Messico dove i cartelli del narcotraffico poi producono l’oppiode. Il nuovo accordo – che non è stato ancora finalizzato avvisano le fonti -dovrebbe bloccare anche l’esportazione.

Il forum Apec, nella cui cornice si svolgerà il faccia a faccia,  promuove il commercio, gli investimenti e lo sviluppo economico tra le nazioni che si affacciano sull’Oceano Pacifico. Il gruppo è nato nel 1989 con 12 membri, sotto la guida in particolare di Usa, Giappone e Corea del Sud, ma da allora è cresciuto fino a 21, aggiungendo forze regionali in rapida ascesa come Cina e Russia. Tra i membri anche Australia, Brunei, Canada, Cile, Filippine, Hong Kong, Indonesia, Malesia, Messico, Nuova Zelanda, Papua Nuova Guinea, Perù, Singapore, Taiwan, Thailandia e Vietnam.
Le 21 economie rappresentano quasi il 40% della popolazione globale e quasi la metà del commercio mondiale. I funzionari americani organizzatori dell’evento hanno inquadrato come obiettivo quello di rendere le economie dell’Apec più resilienti, in particolare di fronte ai crescenti problemi climatici e dopo una pandemia globale che ha messo a dura prova le catene di approvvigionamento.

14 Novembre 2023
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