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7:49 pm, 7 Luglio 23 calendario
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Intercettazioni e avviso di garanzia, ora il Governo accelera sulla giustizia

Di: Redazione Metronews
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S’infiamma lo scontro sulla giustizia, spinto dai casi Delmastro e Santanché. Dopo l’imputazione coatta decisa per il sottosegretario, il governo Meloni accelera sulla riforma. Arriverà subito la stretta sulla pubblicazione, non solo delle intercettazioni, ma anche dell’avviso di garanzia.

E in prospettiva, nell’ambito di una riforma radicale del processo penale in chiave accusatoria, anche un intervento sull’istituto «irragionevole» (secondo fonti del ministero della Giustizia) dell’imputazione coatta, nonché una limitazione degli «ascolti» ai reati più gravi. Il fine ultimo del governo è arrivare a mettere mano alla Costituzione, con l’introduzione della separazione delle carriere di giudici e pm.

Andrea Delmastro

I limiti per i giornalisti

Il ministro Nordio, da Tokyo, difende l’abolizione dell’abuso d’ufficio, garantendo che non avrà ripercussioni nel contrasto ai reati contro la pubblica amministrazione. I limiti ai giornalisti sono nella riforma approvata il 15 giugno scorso dal Consiglio dei ministri in omaggio a Silvio Berlusconi, ora in attesa della firma del capo dello Stato per poter iniziare il suo iter parlamentare.

L’avviso di garanzia

E i paletti non riguardano solo le intercettazioni, di cui si potranno pubblicare solo i contenuti riprodotti dal giudice nella motivazione di un provvedimento, ma anche l’avviso di garanzia: diventerà segreto sino alla fine delle indagini con il divieto assoluto di pubblicarne il contenuto.

Fonti ministeriali rivendicano l’urgenza del provvedimento alla luce del caso di Santanchè che ha appreso dalla stampa di essere indagata, il giorno stesso della sua informativa in Parlamento. L’idea di fondo è che l’avviso torni alla sua originaria funzione di tutela dell’indagato. Per questo dovrà contenere una descrizione sommaria del fatto, oggi non prevista.

L’interrogatorio «garantista» e le intercettazioni bloccate

Tra le altre misure in chiave garantista, l’interrogatorio da parte di giudice collegiale dell’indagato prima di pronunciarsi sulla custodia in carcere chiesta dal pm. Per quanto riguarda le intercettazioni, si tratta solo di un antipasto. Il ministro intende porre mano a una riforma “radicale” che limiti, salvaguardando le indagini su mafia e terrorismo, l’uso dello strumento. Un intervento destinato alla fase 2 della riforma, ma che potrebbe subire un’anticipazione nel percorso parlamentare che dovrebbe cominciare dal Senato.

7 Luglio 2023 ( modificato il 8 Luglio 2023 | 13:40 )
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