Corte costituzionale
4:09 pm, 9 Febbraio 23 calendario

La Corte costituzionale: legittimo obbligo di vaccino per personale sanitario

Di: Redazione Metronews
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L’obbligo vaccinale per il personale sanitario non costituisce una misura irragionevole nè sproporzionata, se l’obiettivo è quello di prevenire la diffusione del virus e di salvaguardare la funzionalità del sistema sanitario. Così la Corte costituzionale, spiega perchè, lo scorso 1 dicembre, ha ritenuto non fondata la questione di legittimità costituzionale, sollevata dal Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione Siciliana, riguardante l’obbligo vaccinale per la prevenzione dell’infezione da Sars-Cov-2 per il personale sanitario.

La Corte costituzionale e l’obbligo di vaccino

La Corte ha ritenuto che la scelta assunta dal legislatore al fine di prevenire la diffusione del virus, limitandone la circolazione, non possa ritenersi irragionevole nè sproporzionata, alla luce della situazione epidemiologica e delle risultanze scientifiche disponibili.

In continuità con la propria giurisprudenza in materia di trattamenti sanitari obbligatori, la Corte ha ribadito innanzitutto che l’articolo 32 della Costituzione affida al legislatore il compito di bilanciare, alla luce del principio di solidarietà, il diritto dell’individuo all’autodeterminazione rispetto alla propria salute con il coesistente diritto alla salute degli altri e quindi con l’interesse della collettività.

In applicazione di questi princìpi, la Corte ha giudicato non fondati i dubbi di costituzionalità prospettati dal giudice rimettente: di fronte alla situazione epidemiologica in atto, infatti, il legislatore ha tenuto conto dei dati forniti dalle autorità scientifico-sanitarie, nazionali e sovranazionali, istituzionalmente preposte al settore, quanto a efficacia e sicurezza dei vaccini; e, sulla base di questi dati scientificamente attendibili, ha operato una scelta che «non appare inidonea allo scopo, nè irragionevole o sproporzionata», spiega Palazzo della Consulta, rilevando anche che «misure simili sono state adottate anche in altri Paesi europei».

Il rischio e il trattamento sanitario obbligatorio

Nella sua pronuncia, in particolare, la Corte ha chiarito – sempre in linea con la propria giurisprudenza – che il «rischio remoto, non eliminabile, che si possano verificare eventi avversi anche gravi sulla salute del singolo, non rende di per sè costituzionalmente illegittima la previsione di un trattamento sanitario obbligatorio», ma costituisce semmai titolo all’indennizzo. «Non può, pertanto, condividersi – si legge nella motivazione della sentenza, scritta dal giudice Patroni Griffi e depositata oggi – la lettura che il Collegio rimettente dà della giurisprudenza di questa Corte, la quale ha, per contro, affermato che devono ritenersi leciti i trattamenti sanitari, e tra questi le vaccinazioni obbligatorie, che, al fine di tutelare la salute collettiva, possano comportare il rischio di ‘conseguenze indesiderate, pregiudizievoli oltre il limite del normalmente tollerabilè (sentenza numero 118 del 1996)». Quanto, infine, alla censura di contraddittorietà di una disciplina che impone il consenso a fronte di un obbligo vaccinale, la Corte ha rilevato che «l’obbligatorietà del vaccino lascia comunque al singolo la possibilità di scegliere se adempiere o sottrarsi all’obbligo, assumendosi responsabilmente, in questo secondo caso, le conseguenze previste dalla legge. Qualora, invece, il singolo – continua la sentenza – adempia all’obbligo vaccinale, il consenso, pur a fronte dell’obbligo, è rivolto, proprio nel rispetto dell’intangibilità della persona, ad autorizzare la materiale inoculazione del vaccino».

9 Febbraio 2023 ( modificato il 10 Febbraio 2023 | 0:16 )
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