Milano
5:07 pm, 30 Gennaio 23 calendario
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Vigilantes pagati una miseria, condannata Atm

Di: Redazione Metronews
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Gli stipendi pagati da Atm ai propri vigilantes sono contrari all’articolo 36 della Costituzione, perché non garantiscono «un’esistenza libera e dignitosa», essendo paghe inferiori alla «soglia di povertà». Lo ha deciso la Corte di Appello di Milano – Sezione Lavoro nella causa fra l’Azienda del trasporto pubblico milanese Atm, il suo sub appaltatore per i servizi di vigilanza e sicurezza Ivri Servizi Fiduciari e alcuni lavoratori, che ora andranno risarciti per diverse migliaia di euro.

Vigilantes pagati 5,49 euro/ora lordi

I vigilantes infatti contestavano la “costituzionalità” delle paghe ricevute negli anni sulla base del contratto collettivo nazionale dei servizi fiduciari firmato da alcuni sindacati: 950 euro al mese per 173 ore di lavoro. Una paga oraria di 5,49 euro/ora lordi, su turni della durata di oltre 11 ore e completamente in notturna.

Atm dovrà aumentare gli stipendi

Con sentenza depositata il 25 gennaio 2023, i giudici hanno respinto il ricorso di Atm e Ivri, confermando per intero la sentenza di primo grado emessa ad aprile 2021 dalla giudice del lavoro Maria Grazia Florio, la quale aveva dato ragione ai lavoratori di custodia e sorveglianza presso diverse sedi Atm, disponendo di aumentare lo stipendio mensile lordo a 1.218 euro.

Per i giudici milanesi «il limite della povertà assoluta per una persona fra 18 e 59 anni residente in un’area metropolitana del nord Italia» nel 2018 (anno su cui si sono concentrate alcune delle contestazioni, NdR) è «quello corrispondente a una capacità di spesa (e quindi a una retribuzione netta) di 834,66 euro elevata a 1.600 euro mensili nel caso di moglie e due figli a carico in età compresa fra 4 e 10 anni». «È quindi agevole osservare – proseguono i giudici nella sentenza confermata anche in secondo grado – che la retribuzione corrisposta ai ricorrenti, al netto degli oneri fiscali, si colloca all’evidenza al di sotto della soglia di povertà».

Secondo il tribunale, che aveva già dato torto nel 2022 ad Atm e a un’altra società subfornitrice, la GSA, in quel caso per una paga oraria da 4,4 euro lordi/ora, «è intuitivo» che certe paghe non rispettino «il principio di proporzionalità e, ancor di più, quello di sufficienza a condurre un’esistenza libera e dignitosa ed a far fronte alle esigenze di vita proprie e della famiglia della retribuzione stabiliti inderogabilmente dall’ar. 36 della Costituzione applicabile a tutti i rapporti di lavoro subordinato».

Con una nota, Atm ha fato sapere che «non ha alcuna responsabilità diretta nel rapporto contrattuale che intercorre tra il datore di lavoro (IVRI) e i lavoratori, rapporto che risulta peraltro regolato da un Ccnl (quello per i dipendenti di istituti e imprese di vigilanza privata e servizi fiduciari). Atm è chiamata in causa in qualità di committente e in tale veste è responsabile in solido con l’appaltatore per i pagamenti da effettuare ai lavoratori». «Si precisa inoltre che la gara per il nuovo contratto di servizio di portierato/vigilanza prevede che i partecipanti alla gara stessa `accettino´ di adeguare l’importo orario riconosciuto dalla sentenza in oggetto», si legge ancora.

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30 Gennaio 2023
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