Rubens a Genova
4:55 pm, 30 Dicembre 22 calendario

Giallo alla mostra “Rubens a Genova”

Di: Redazione Metronews
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I Carabinieri del Nucleo per la Tutela del Patrimonio Culturale hanno sequestrato il «Cristo risorto appare alla Madre», esposto per la mostra «Rubens a Genova», allestita a Palazzo Ducale nel capoluogo ligure, assicurato per il valore di 4 milioni di euro. Il dipinto a olio su tela, delle dimensioni di 184×150 cm, è attribuito a Peter Paul Rubens (Siegen, Vestfalia 1577 – Anversa 1640) e alla sua bottega. I reati ipotizzati sono quelli di esportazione illecita e riciclaggio.

 

L’indagine

I militari del Nucleo Tutela del Patrimonio Culturale di Genova hanno eseguito oggi il provvedimento nel quadro di una complessa indagine coordinata dalla procura locale. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti il dipinto, che originariamente apparteneva ad una famiglia genovese, è stato fatto passare per una tela genericamente di scuola fiamminga, mentre sono presenti attestazioni che non lasciano dubbi sull’autenticità dell’autore – Rubens stesso – e solo una volta fatto uscire dall’Italia il quadro, ceduto ad un mecenate per 300 mila euro e poi rivenduto per 3 milioni, è tornato ad essere un Rubens autentico. L’opera è stata messa in mostra per la prima volta a Genova.

La storia

«Non è il quadro, ma sono le vicende che lo hanno riguardato, passaggi di proprietà che risalgono a molti anni fa quando l’opera era sconosciuta a tutti. Ma bisogna essere molto chiari nel dire che non stiamo parlando di un falso. L’opera è autentica ed è stata esposta con tutte le cautele e le spiegazioni in un settore della mostra dove abbiamo deciso di esporlo come opera di Rubens e bottega, e c’è una parete intera che spiega il perché di questa decisione, che coinvolge più strutture e più studiosi». Lo spiega Anna Orlando, studiosa dell’arte, tra le maggiori esperte al mondo di Rubens e co-curatrice insieme a Nils Büttner della mostra Rubens a Genova.

Una storia complessa che inizia con la scoperta della tela, proveniente in origine dalla collezione privata di una nobile famiglia genovese, che la custodiva nello storico palazzo di famiglia, poi ceduta agli attuali indagati i quali l’avevano esportata utilizzando un Attestato di Libera Circolazione, rilasciato dall’Ufficio Esportazione di Pisa, ottenuto tramite false dichiarazioni e omissioni. Secondo l’accusa ci sarebbe stata da parte loro anche la vendita fittizia dell’opera utilizzando società appositamente create all’estero, ostacolando l’individuazione.

«Da quello che abbiamo capito dalle informazioni in merito — spiega Anna Orlando — l’indagine è relativa a passaggi di diversi anni fa quando l’opera era sconosciuta a tutti, anche agli studiosi di Rubens. Accreditare un Rubens, decidere che un quadro è proprio di Rubens, è un’operazione lunga cui si arriva attraverso un processo di studio abbastanza lento. Chi decide è la massima autorità su quel pittore, in questo caso il centro Rubenianum di Anversa. Da parte nostra, sia come organizzazione di Palazzo Ducale sia come curatori, tutto quello che poteva essere fatto è stato fatto. Abbiamo studiato il dipinto e chiesto che venisse restaurato, lavoro necessario per vedere la mano del maestro. E il restauro è recente».

 

La particolarità

A sottolineare l’autenticità del quadro anche un’altra sua eccezionale caratteristica, emersa in fase di restauro con la scoperta di una seconda figura che appare tra la Madonna e Cristo ritratti in primo piano, frutto probabilmente di una creazione precedente, forse un ‘ripensamentò che indicherebbe però l’intervento dello stesso Rubens sull’opera, classificata come prodotta dal celebre pittore insieme alla sua bottega, il team che aiutava l’artista nella produzione delle tele che gli venivano commissionate. La seconda immagine è stata svelata dalle radiografie in fase di restauro.

«Abbiamo chiesto come curatori che si interrompesse il restauro e restasse visibile questa seconda pittura che solo le radiografie hanno svelato — continua Anna Orlando — una questione questa rimasta aperta anche per noi. Quando è stata rivelata da radiografie l’esistenza di una seconda figura è stato un momento molto importante, perché esisteva un’incisione autorizzata da Rubens che raffigurava il quadro con il Cristo com’è visibile adesso e un’immagine di Maria nascosta.

Si pensava che l’incisione fosse stata tratta da un dipinto perduto, e tutti quando abbiamo scoperto la seconda figura abbiamo pensato di aver ritrovato il quadro disperso. Poi analizzando dopo il restauro come è stata dipinta la seconda Maria è emersa un’altissima qualità ed è lì che gli studiosi vedono la mano di Rubens. Quindi si è pensato che lui abbia cambiato la tela, forse la figura di Maria e come si rapportava con il Cristo in primo piano non convinceva l’autore del tutto, e dev’essere stato lui stesso ad intervenire».

Al momento la tela oggetto di indagine è stata tolta dalla mostra. “Speriamo — conclude la Orlando — che possa tornare presto visibile se tecnicamente è possibile e compatibile con le indagini».

30 Dicembre 2022
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