7:39 pm, 23 Dicembre 22 calendario

Il 2022 di SportOne (Dicembre)

A cura di ACS
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L’ultimo report è interamente dedicato al mondiale di Qatar 2022 vinto dall’Argentina nonostante la sconfitta all’esordio del girone. Sul piano sportivo si celebrano vincitori e vinti, soddisfazione per l’impresa del Marocco, quarto, ma anche per coloro i quali anche solo esserci ha rappresentato il traguardo della carriera e la soddisfazione di un popolo. Ma ci sono state storie che vanno oltre il calcio, passando su i diritti di molte persone, compresi gli sfortunati lavoratori morti nella realizzazione delle infrastrutture.

Per noi italiani, la conclusione del mondiale di calcio ci libera di un grosso peso, ma l’edizione resterà nella storia per le tante contraddizioni verso di un calcio proiettato sempre più verso il business, a cominciare dalla complessità di giocare in inverno viste le impossibili temperature estive, e la conseguente disponibilità ad anticipare i campionati delle stagioni europee comprimendo all’inverosimile i calendario, con la conseguenza di ritrovarsi con un’infinità di calciatori indisponibili per infortunio.

A margine della partita inaugurale, era stato puntuale Giancarlo Antognoni, storico capitano della Fiorentina e campione del mondo 1982: “È chiaro che il Qatar non è una nazione che vive di calcio, vive di altre cose, non è appassionata di questo sport. Però hanno i soldi, quindi alla fine contano più questi di altri valori”.

A questo bisogna aggiungere la voce degli invisibili, quella che secondo un articolo del Guardian (febbraio 2021) avrebbe riguardato circa 6.500 di vittime durante la costruzione delle infrastrutture, facendo riferimento ai dati raccolti nelle ambasciate di India, Bangladesh, Sri Lanka, Pakistan e Nepal, stima probabilmente al ribasso considerato che per esempio, anche Kenya e Filippine hanno inviato moltissimi lavoratori.

I decessi risulterebbero inquadrati secondo posizioni ambigue di cause naturali quali infarti o insufficienze respiratorie, contraddittorie rispetto ai giovani operai di buona salute che solitamente operano nel settore edile, ma senza dubbio a contribuire potrebbero essere state le torride temperature estive.

Le condizioni dei lavoratori hanno continuato a scuotere l’opinione pubblica, quando è filtrata la notizia che quattro settimane prima dell’inizio del torneo, migliaia di operai stranieri erano stati sfrattati in alcune zone del centro della capitale, ufficialmente per motivi di pianificazione urbana già preventivata, ma resta forte il sospetto di una messa in scena per mettere forse qualcosa sotto il tappeto, strategie da qualcuno denominate “whitewashing”, ovvero dare un colpo di pittura sbiancando l’immagine negativa.

Basti pensare che la stragrande maggioranza di loro sono persone straniere, l’organizzazione Human Rights Watch (HRW) ha chiesto l’istituzione di un fondo, per risarcire le famiglie delle famiglie che hanno avuto dei membri deceduti durante la costruzione degli stadi.

Complessità e contraddizione che nel contesto generale, hanno visto la Russia fuori da ogni competizione internazionale, salvo poi giocare il più alto torneo calcistico dove le donne per qualunque decisione devono sottoporsi al consenso del tutore maschio, dove l’omosessualità è considerata un reato l’omosessualità tanto da vietare ai capitani delle nazionali d’indossare le fasce col cuore arcobaleno “One Love” divenuta un caso, vista la preannunciata intenzione di alcune nazionali di non rinunciarvi come simbolo di inclusione rispetto alla criminalizzazione ultraconservatrice.

Altissima la tensione sulla tematica, considerato che da regolamento, i calciatori impegnati nel torneo potevano indossare solo abbigliamento ufficiale fornito dalla FIFA, rischiando l’ammonizione per la fascia di capitano non gradita e multe salate alle Federazioni che avrebbero trasgredito.

Su questo tema Inghilterra, Galles, Belgio, Danimarca, Germania, Olanda e Svizzera prima del loro esordio, avevano diramato un comunicato congiunto: “La FIFA è stata molto chiara sul fatto che imporrà sanzioni sportive qualora i nostri capitani dovessero indossare la fascia sul campo di gioco. Come federazioni nazionali, non possiamo mettere i nostri giocatori in una posizione in cui potrebbero subire sanzioni sportive, comprese le ammonizioni. Quindi abbiamo chiesto ai capitani di non tentare di indossare la fascia One love durante le partite della Coppa del Mondo FIFA”.

Il Belgio è stato costretto a modificare la maglia da trasferta, scucendo la scritta “love” all’altezza del collo, evidentemente per la massima federazione calcistica davanti uno stimato guadagno di miliardi di euro, per circa tre settimane i diritti umani hanno potuto essere congelati.

Diametralmente opposta e convinta la protesta dei calciatori iraniani, che nella partita d’esordio contro l’Inghilterra non hanno cantato il loro inno come segno di protesta contro il regime.

Clamorosa in mondovisione la protesta della nazionale tedesca, che poco prima l’esordio contro il Giappone, nella foto di rito i giocatori hanno tutti messo la mano davanti la bocca come segno di bavaglio, questo l’immediato tweet della federazione tedesca: “Volevamo usare la nostra fascia da capitano per difendere i valori che abbiamo nella nazionale tedesca: diversità e rispetto reciproco. Insieme ad altre nazioni, volevamo che la nostra voce fosse ascoltata. Non si trattava di fare una dichiarazione politica, i diritti umani non sono negoziabili. Questo dovrebbe essere dato per scontato, ma non è ancora così. Ecco perché questo messaggio è così importante per noi. Negarci la fascia equivale a negarci una voce. Manteniamo la nostra posizione”.

A tutto questo è sembrato un dettaglio il dietrofront sulla vendita di birre negli stadi, nonostante nella guida ufficiale della FIFA, veniva riportato che “tutti i possessori dei biglietti avranno accesso ai prodotti Budweiser, Budweiser Zero e Coca-Cola all’interno del perimetro dello stadio”, da cabaret l’idea circolata sul web che ha visto in alcuni video dei finti tifosi locali, tifare entusiasti per una o per l’altra nazionale.

Che dire poi della nazionale qatariota, cresciuta in provetta selezionando negli ultimi anni calciatori provenienti da svariate nazioni, presentatasi con la vittoria tre anni fa della Coppa d’Asia contro ogni pronostico.

Punta di diamante l’attaccante Almoez Alì nato in Sudan, poi naturalizzato sfruttando la regola di non avere indossato la maglia della nazionale d’origine e giocato per cinque consecutivi in Qatar, allenata da Felix Sanchex, spagnolo nato e cresciuto nel Barcellona, scopritore di talenti per il centro di formazione denominato Aspire Academy.

Stavolta i risultati non hanno ripercorso quanto avvenne con la pallamano nel 2015, quando il Qatar grazie alla regola che permetteva ai giocatori non convocati negli ultimi tre anni con la propria nazionale di giocare con altro Paese, costruì un fortissimo “Resto del Mondo” battuto solamente in finale dalla Francia.

L’esordio contro l’Ecuador è stato pessimo, l’Al Bayt Stadium è passato dal pienone della cerimonia d’inaugurazione a desolanti vuoti d’inizio secondo tempo, la successiva sconfitta nella seconda giornata contro il Senegal ha sancito l’eliminazione.

Dodici anni di preparazione, sei mesi di ritiro e cinque giorni per uscire di scena, numeri impietosi a cui vanno aggiunti i zero punti, tre sconfitte e una sola rete segnata: il peggiore risultato di un Paese ospitante.

Per fortuna un evento così importante è soprattutto occasione di vicende nella misura dei giorni nostri, a cominciare dal dramma senegalese costretto a rinunciare al proprio beniamino Sadio Manè infortunatosi col suo Bayern Monaco proprio nell’ultima partita prima della partenza, disposti a usare degli stregoni per guarirlo salvo fare i conti con il referto delle risonanza magnetica.

Ci ha pensato Koulibaly a dare gioia al popolo senegalese, suo il gol decisivo per il passaggio agli ottavi di finale, dedicato tra l’altro agli abitanti di Ischia colpiti dalla tragica frana.

Ancora i problemi del Ghana, in difficoltà per la lentezza di fare arrivare in tempo le proprie divise ufficiali, per l’Argentina il peso emotivo di un popolo legato all’ultimo mondiale di Messi ma anche il primo senza Maradona, tramortito all’esordio dalla storica sconfitta contro l’Arabia Saudita di Mr Hervè Renard, evidentemente sottovalutato nonostante le due vittorie di Coppa d’Africa (2012 Zambia e 2015 Costa d’Avorio), tanto da indurre il Re Bin Salman a proclamare la festa nazionale; un piccolo favore all’Italia che ha mantenuto il record d’imbattibilità (37 partite) mentre l’Argentina si è fermata a 36.

Gli arabi hanno mancato la qualificazione agli ottavi, ma sono stati protagonisti estromettendo il Messico per il gol allo scadere che per la differenza reti, ha premiato la Polonia a pari punti.

Storie personali a lieto fine, come quella del portiere olandese Andries Noppert, nel 2018 a Foggia senza lasciare grandi ricordi, ad un passo dal ritiro per le tante panchine fino all’ultimo treno all’Heerenven dove ha cominciato a giocare meritandosi la chiamata di Van Gaal.

E ancora quella delle radici mai dimenticate con la madrepatria nonostante le dinamiche dei giorni nostri, ovvero il calciatore svizzero Embolo a segno senza esultare contro il suo nativo Camerun e rimanendo in tema, il ritorno al passato di Inaki Williams nato da genitori ghanesi rifugiati della prima guerra civile liberiana che nonostante le quasi quattrocento presenze nel campionato spagnolo, ha cambiato idea dopo un viaggio di visita visitare ai nonni ghanesi, ovvero rappresentare le sue origini.

Cristiano Ronaldo è entrato anche nella storia dei campionati del mondo, col gol all’esordio contro il Ghana è diventato il primo calciatore a segnare in tutte le cinque edizioni disputate.

Se c’è un insegnamento per lo sport in generale che questo mondiale tramanda, è quello che il risultato bisogna guadagnarselo.

Tante sorprese, come nel Gr. E col Giappone davanti alla Spagna incredibilmente favorita dall’inutile vittoria della Germania contro Costarica, che ha sancito l’eliminazione dei tedeschi nella fase a gironi per la seconda volta consecutiva, in quello F ha destato clamore la prima posizione del Marocco sulla Croazia, eliminato il Belgio giunto probabilmente alla fine di una generazione di calciatori che in nazionale, hanno deluso le aspettative, e ancora la Corea del Sud che ha battuto il Portogallo, il Camerun vittorioso sul Brasile.

Giungiamo alla fase ad eliminazione diretta, con i pronostici rispettati degli ottavi di finale, ad eccezione dell’incredibile vittoria del Marocco contro la Spagna, i cui rigori sono stati ancora la bestia nera come negli ultimi Europei contro l’Italia e nel Mondiale 2018 contro la Russia; per Luis Enrique il risultato è costato la panchina.

Nonostante la sconfitta contro la Croazia, è stato bellissimo l’inchino a fine partita del Ct giapponese verso i propri sostenitori in segno di rispetto e gratitudine, che nel frattempo erano già impegnati a ripulire il settore dello stadio, l’addio della nazionale si è concluso con il riordino generale degli stessi calciatori negli spazi da loro stessi utilizzati, e origami con una forma per augurare salute, felicità e prosperità.

Ai quarti di finale ancora emozioni, con la Croazia che ha beffato il Brasile dapprima pareggiando negli ultimi minuti dei tempi supplementari, poi il portiere Livakovic è diventato eroe nazionale respingendo i rigori e mandando a casa i verdeoro, in lacrime dopo i balletti esibiti nei gol contro i sudcoreani.

Sempre il dischetto ha sancito il passaggio alle semifinali dell’Argentina contro l’Olanda, amarissimo il rigore sprecato dall’inglese Kane che avrebbe potuto pareggiare i conti sulla Francia, mentre senza più aggettivi, è stato il risultato del Marocco, prima nazionale africana a raggiungere una semifinale mondiale dopo aver mandato a casa anche il Portogallo, mandando in festa la sua vasta comunità parcellizzata in tutto il mondo.

Nella stessa partita è avvenuto il momento più romantico del Mondiale, ovvero il bacio al 96’ di El Yamiq sulla nuca di Pepe ringraziandolo del gol mancato davanti alla porta.

In semifinale, uno straordinario Messi ha trascinato l’Argentina contro la Croazia, che probabilmente ha pagato le condizioni fisica dei suoi uomini cardine, tra tutti Modric che certamente per età anagrafica non poteva tenere lo stesso ritmo giocando ogni tre/quattro giorni.

Ha dato ancora una volta spettacolo il Marocco, sconfitto dalla Francia ma capace di mettere sotto per buona parte della partita i transalpini, una competizione che riscatta la condizione socio-politica del Paese, brava la federazione a massimizzare gli introiti mirando ad una precisa programmazione di “rimpatrio” verso quei calciatori nati all’estero, magari militanti nelle nazionali giovanili europee, salvo poi risentire il richiamo della madre-patria, maturando dei bonus economici che torneranno utili per proseguire sulla stessa strada intrapresa

Finalina di consolazione alla Croazia premiata dalla medaglia di bronzo, ma la storia del Marocco non sarà più la stessa.

Semplicemente pazzesca la finale, con l’Argentina dominante per 80’ salvo calare di concentrazione (forse sbagliato qualche cambio) che ha subito l’inatteso e dirompente ritorno della Francia dello tsunami Mbappe, che ad un certo punto nei supplementari sembrava avere in mano l’inerzia della partita, subendo un altro gol ma riuscendo a pareggiare negli ultimi minuti.

L’esito dei calci di rigore ha scritto la storia di un popolo intero che festeggia 36 anni dopo l’ultima volta.

Andrea La Rosa – SportOne

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23 Dicembre 2022 ( modificato il 16 Gennaio 2023 | 20:12 )
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