11:11 am, 24 Giugno 22 calendario

I contadini costretti al ‘triage di guerra’ sulle loro coltivazioni 

Di: Redazione Metronews
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AGI – “ Il triage di guerra dei contadini”. Alberto Lasagna, direttore di Confagricoltura Pavia, rappresentante del territorio che lui indica come “l’epicentro della siccità” in Italia, utilizza un’espressione che, durante le fasi più atroci della pandemia, indicava la scelta dei medici su chi curare e chi no, in base all’età o alle fragilità, quando gli ospedali straripavano di malati.

“Gli agricoltori della nostra zona devono scegliere quale campo salvare e quale no, non avendo quantità di acqua sufficiente per tutti. Una scelta dolorosa sotto ogni profilo”. Si privilegia allora il pezzo di terra messo meno peggio, il riso che ancora ha un anelito di vita, il mais non ancora del tutto piegato dall’arsura.

L’illusione del temporale

“Anche nelle province di Novara e Vercelli la situazione è drammatica ma qui la sensazione è che lo sia ancora di più” spiega all’AGI Lasagna che stamattina ha verificato di persona quanto siano illusorie le speranze che un temporale giri il corso degli eventi.

“Stamattina sembrava una situazione di grazia dopo la pioggia di ieri, era dai primi giorni dell’anno che non si vedeva acqua nei canali. Invece, dopo poco, la portata è calata e gli effetti dello scroscio di pioggia si sono esauriti in un attimo sotto i nostri occhi”.

“Ci vorrebbe un mese di temporali – ragiona -. Uno ogni tanto da’ solo un respiro momentaneo. Il lago Maggiore ha un’autonomia di poco superiore a quello di Como ma può durare una decina di giorni”. E dopo? “Dopo perdiamo almeno il 50% dei raccolti, una situazione che in letteratura, da queste parti, non si è mai vista. L’epicentro della siccità è tra Pavia e Milano sud e le conseguenze travolgono anche un venti per cento, almeno, di contadini che non saranno in grado di rimettersi in piedi”. 

Il mais trinciato ‘da piccolo’

C’è una tempistica che ritiene significativa: “Hanno già trinciato il mais questa settimana. E’ alto appena un metro e venti centimetri. Di solito questa è un’operazione che si fa ad agosto quando raggiunge i due-tre metri”.

Lasagna si spinge ad affermare che “è una situazione peggiore di un terremoto o di un’alluvione che sono eventi che hanno un inizio e una fine. Qui la fine non si vede, le ripercussioni su tutta la filiera le avremo negli anni. Bisogna considerare l’alluvione come una calamità, come il Covid e la guerra”.

Il 10 febbraio, dice, “avevamo già lanciato i primi campanelli d’allarme. La risposta era stata solo un grande silenzio di rispetto e comprensione”. 
 

24 Giugno 2022
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