5:18 pm, 20 Aprile 22 calendario

Piazza San Carlo, banda dello spray accettò il rischio di vittime

Di: Redazione Metronews
condividi

«Manifestazioni di panico» riconducibili «all’unica causa iniziale della diffusione dello spray» da parte degli imputati. Così la Cassazione ricostruisce quanto accaduto a piazza San Carlo a Torino il 3 giugno 2017, quando si scatenò il panico tra chi assisteva dai maxischermi allestiti alla finale di Champions tra Juventus e Real Madrid: rimasero ferite oltre 1.500 persone, mentre due donne morirono successivamente a causa delle lesioni riportate. La Suprema Corte, con la sentenza depositata mercoledì dalla quinta sezione penale, spiega perché, lo scorso gennaio, decise di confermare in via definitiva le condanne inflitte a 4 giovani di origine marocchina, nell’ambito del processo per omicidio preterintenzionale, dieci anni e quattro mesi per i ventenni Sohaib Bouimadaghen, Hamza Belghazi e Mohammed Machmachi; 10 anni e 3 mesi per Aymene El Sahibi.  «Nel quadro di una ricostruzione che pone a carico degli imputati eventi lesivi accettati come conseguenza della concreta azione posta in essere, l’evento morte si colloca con assoluta sicurezza nell’area di rischio provocata. Detto altrimenti da parte degli imputati c’è stata una adesione volontaria all’evento come costo accettato dell’azione realizzata per conseguire il fine perseguito».

L’uso dello spray in piazza San Carlo

«Non residua spazio alcuno – scrivono i giudici di piazza Cavour, confermando la sentenza emessa dalla Corte d’assise d’appello di Torino nel luglio 2020 – quanto al determinismo causale, per conclusioni diverse da quelle raggiunte dalla Corte territoriale». E ancora: «il timore di attentati terroristici – aggiunge la Cassazione – può avere amplificato l’effetto del panico, ma certo non elide l’autonoma rilevanza causale dell’azione scriteriata che ha generato il disordinato movimento di folla». Anche l’ipotesi dell’«esistenza di altre bande di rapinatori», si legge ancora nella sentenza depositata oggi, «non incrina la determinante considerazione sviluppata nella sentenza impugnata: ossia, che non è dato sapere dove si trovassero costoro e, pertanto, che influenza potrebbero avere avuto sul determinismo causale, laddove è certo che nel punto in cui la situazione di caos si è generata c’erano gli imputati, i quali, in concorso tra loro, avevano deciso di ricorrere all’uso dello spray».

20 Aprile 2022
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Il giornale
Più letto del mondo