economia
4:49 pm, 6 Aprile 22 calendario

Crescita al ribasso nelle stime del Def che approda in Cdm

Di: Redazione Metronews
crescita al ribasso
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Stime di crescita al ribasso. È in corso a Palazzo Chigi la cabina di regia sul Def con il presidente del Consiglio Draghi, il ministro dell’Economia Franco e i capi delegazione della maggioranza. A seguire il Consiglio dei ministri. Il Def approderà poi nell’Aula del Senato mercoledi 20 aprile. Il governo rivede le stime del Pil nel 2022: dovrebbe crescere del 3,1% anzichè del 4,7% precedentemente previsto. Sono alcune delle previsioni contenute nella bozza all’esame del Cdm. Confermato invece il deficit/Pil al 5,6% con il target 2023 al 3,9%. Il rapporto debito/Pil viene fissato al 147% quest’anno e al 145,2% nel 2023. Il governo, alla luce dell’abbassamento della previsione di indebitamento netto tendenziale al 5,1 per cento del Pil, ha deciso di confermare l’obiettivo di deficit al 5,6 per cento del Pil e di utilizzare il risultante margine di 0,5 punti percentuali di Pil (circa 9,5 miliardi) per finanziare un nuovo provvedimento, da finalizzare nel mese di aprile.

Crescita al ribasso

Il nuovo decreto legge ripristinerà anzitutto i fondi di bilancio temporaneamente definanziati a parziale copertura del decreto-legge 17/2022, pari a 4,5 miliardi in termini di impatto sul conto della Pa. I restanti cinque miliardi saranno destinati a quattro ordini di interventi: ulteriori interventi per contenere i prezzi dei carburanti e il costo dell’energia; l’aumento delle risorse necessarie a coprire l’incremento dei prezzi delle opere pubbliche; l’incremento dei fondi per le garanzie sul credito; ulteriori misure che si rendano necessarie per assistere i profughi ucraini e per alleviare l’impatto economico del conflitto in corso in Ucraina sulle aziende italiane.

Scenari imprevedibili

L’impatto sul Pil delle misure che saranno adottate in aprile è stimato nella bozza del Def pari a 0,2 punti percentuali di Pil nel 2022 e 0,1 nel 2023. Di conseguenza, il tasso di crescita del Pil previsto nel quadro programmatico è pari al 3,1 per cento nel 2022 e al 2,4 per cento nel 2023, mentre le previsioni di crescita per i due anni successivi rimangono invariate al primo decimale. Nello scenario più sfavorevole, che ipotizza un blocco delle esportazioni russe di gas e petrolio, che non tutte le azioni intraprese per diversificare gli approvvigionamenti di gas producano i risultati desiderati per via di problemi tecnici, climatici e geopolitici, e che anche gli altri Paesi Ue si trovino a fronteggiare carenze di gas, il governo stima nel Def che la crescita del Pil in termini reali nel 2022 sarebbe pari a 0,6 per cento e nel 2023 a 0,4 per cento. I risultati della simulazione mostrano una caduta del Pil in confronto allo scenario tendenziale (2,9%) di 2,3 punti percentuali nel 2022 e 1,9 nel 2023. La nuova previsione macroeconomica si caratterizza invece «anche per un tasso di inflazione assai più elevato di quanto previsto a settembre scorso nella Nadef. Il deflatore dei consumi delle famiglie, che nel 2021 è cresciuto dell’1,7 per cento, è previsto aumentare del 5,8 per cento nel 2022, contro una previsione dell’1,6 per cento nella Nadef», si legge sempre nella bozza.

I sindacati chiedono un confronto

«La pressione fiscale calcolata secondo i criteri della contabilità nazionale è attesa scendere dal 43,5 per cento del 2021 al 43,1 per cento del Pil quest’anno», si legge nella bozza del Documento di economia e finanza. Inoltre, spiega ancora il governo, «correggendo i dati per tenere conto della classificazione di svariati sgravi fiscali e contributivi come misure di spesa, la pressione fiscale effettiva è in realtà più bassa e scende in misura lievemente maggiore, dal 41,7 l’anno scorso al 41,2 quest’anno». Giovedì, nell’incontro tra governo e sindacati sul Def, la Cgil avrà l’occasione di dire cosa pensa e valuterà le risposte, ma «sarebbe utile capire se il governo pensa che per affrontare le questioni ci sia bisogno di un confronto preventivo o di informarci delle scelte compiute». Lo ha detto il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, nel corso di una conferenza stampa al termine dell’assemblea della Fiom: «Se la logica è di questa natura vedremo e valuteremo come muoverci, con Cisl e Uil: non abbiamo intenzione di stare zitti e fermi».

6 Aprile 2022
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