6:05 pm, 25 Novembre 21 calendario

Lo studio che dimostra che non si uccide una donna per follia  

Di: Redazione Metronews
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AGI –  C’è una statistica all’interno della relazione della Commissione parlamentare sul femminicidio da cui si evince, dati alla mano, che non si uccide una donna per ‘follia’ ma nel completo possesso delle proprie facoltà mentali nella maggior parte dei casi. “Spesso si dice che questi uomini che uccidono sono malati psichiatrici ma ora ci sono delle evidenze che abbattono lo stereotipo – spiega all’AGI il magistrato Fabio Roia, in prima linea da molti anni nell’analisi del fenomeno criminale e tra gli autori del dossier -. La nostra inchiesta stabilisce che c’è invece un abuso di perizie psichiatriche per l’accertamento dei fatti”.

Solo nel 20% dei casi c’è l’assoluzione per incapacità d’intendere  

Il dato è stato elaborato sulla base dell’analisi dei femminicidi di due anni. Nel 48% dei casi, parliamo di processi, si va a esplorare la possibile incapacità di intendere e di volere o da parte del pubblico ministero o dalla difesa o da entrambi con quella che Roia definisce “una ricerca della ‘strategia dell’incapacità'”. Nel 37% dei casi il giudice dispone la perizia psichiatrica  ma alla fine si è registrata solo nel 21,4% dei casi una sentenza di assoluzione per una totale incapacità di intendere e di volere. “Quella strategia difensiva è stata praticata anche in assenza di precedenti psichiatrici – precisa Roia -. Abbiamo studiato gli atti e visto che la perizia era stata sollecitata per persone che magari erano già in cura o avevano avuto un tso ma anche quando non c’è questo tipo di precedente si va sempre a cercare la strada dell’incapacità. Questo avviene per un fattore culturale perché si ritiene che il femminicidio sia un gesto di follia, mentre il nostro lavoro ha accertato che è un delitto programmato, premeditato e non ancorato a una patologia sul piano psichiatrico”.

Il giudice Roia, media non devono parlare di raptus 

Il giudice milanese fa un appello ai media: “Quando si parla di femminicidio occorre abbandonare le parole raptus o follia. La ricerca esasperata di ‘medicalizzazione del processo’ è una strada più semplice perché nell’immaginario ‘fa comodo’ catalogare questi episodi nell’angolo del male, del diverso e del pazzesco quando invece l’80 per cento degli uomini che uccidono non hanno nessun problema psichiatrico”.    

25 Novembre 2021
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