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1:41 pm, 16 Novembre 21 calendario

Ecomafie: il Covid non ferma i crimini ambientali

Di: Redazione Metronews
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Ecomafie: il Covid non ferma i crimini ambientali. Campania, Sicilia e Puglia prima, seconda e terza tra le regioni; Napoli, Roma e Bari prima, seconda e terza tra le province. È il poco lusinghiero podio della illegalità ambientale nel 2020 secondo «Ecomafie 2021», il nuovo rapporto di Legambiente su «storie e numeri della criminalità ambientale in Italia».

Ecomafie: il Covid non ferma i crimini ambientali

A livello regionale, l’anno scorso sono stati commessi 5.457 reati ambientali in Campania (il 15,7% del totale nazionale), 4.245 in Sicilia (12,2%), 3.734 in Puglia (10,7%): il Lazio – con 3.082 reati, l’8,8% del totale nazionale – sale al quarto posto, con un incremento del 14,5% rispetto al 2019, superando la Calabria (2.826 reati, l’8,1%). Completano la top ten Toscana (2.000 reati), Lombardia (1.897), Sardegna (1.559), Piemonte (1.326) e Abruzzo (1.211) mentre la Lombardia resta la regione con il maggior numero di arresti (62).  Tra le province, a Napoli (1.615 reati), Roma (1.518) e Bari (1.465) seguono Palermo (1.180), Salerno (964), Cosenza (921), Reggio Calabria (830), Catania (803), Avellino (655) e Potenza (574).

Comuni commissariati

Rilevante anche il numero dei comuni commissariati per ecomafia sino a oggi, ben 32, dei quali 11 sciolti nei primi nove mesi del 2021. «Un quadro nel complesso preoccupante – sottolineano gli autori del rapporto – se si considera che una parte molto significativa degli illeciti analizzati ha a che fare con la violazione di normative connesse ad attività delle imprese, che pure hanno dovuto subire, in diversi settori, la sospensione delle produzioni, causata dai lockdown».

Cemento e rifiuti i nodi principali

Gli illeciti legati al ciclo del cemento arrivano quasi a 11.400: leggera flessione sul 2019 (-0,8%), ma crescono del 23% i denunciati. Anche in questo ambito le 4 regioni a presenza mafiosa più consolidata raccolgono quasi la metà dei reati ambientali contestati. In testa la Sicilia con 1.650 reati accertati, il 14,5% del totale, mentre Napoli è la prima delle città capoluogo. In poco meno di 2.000 Comuni italiani che hanno risposto alle sollecitazioni di Legambiente, sono più di 57mila le ordinanze di demolizione e opere abusive emesse, ma solo 1/3 sono state eseguite. Con un gap enorme tra nord e sud Italia: in Calabria quelle eseguite sono l’11%, in Puglia appena il 4%.

C’è più nord invece sul fronte dei rifiuti, visto che anche la Lombardia emerge tra le 4 regioni più coinvolte nei traffici illeciti a fianco di Campania, Lazio e Puglia. Il fatturato dei reati ambientali nel ciclo dei rifiuti resta stabile, a 2,9 mld (erano 3 mld nel 2019) nonostante il calo produttivo causa Covid. “Anche questo ci ha stupito”, commenta Fontana. “Il Lazio non scende nei reati nel ciclo dei rifiuti, specie in provincia di Roma. Nemmeno la Campania, dove sono aumentati. Ci sono i lockdown, chiudono le attività, si producono meno rifiuti e quindi ci aspetteremmo meno illeciti. Non è successo”.

Procure sensibili al tema

A confermare la pressione sostanzialmente inalterata dell’ecocriminalità è anche l’applicazione dei delitti contro l’ambiente, introdotti nel Codice penale dalla legge 68 del 2015: 883 i procedimenti aperti – in leggera flessione rispetto al 2019, quando erano stati 894 – con 2.314 denunciati e 824 arresti. E il numero più alto di procedimenti, ben 477, ha riguardato il delitto di inquinamento ambientale. Nota positiva: il numero crescente di procure che hanno risposto all’appello del ministero per monitorare l’applicazione della legge 68, oltre l’88% degli uffici competenti (a fronte dell’80% dell’anno precedente), la percentuale più alta di sempre: «segno evidente di una sensibilità crescente verso i crimini ambientali anche all’interno dell’ordinamento giudiziario».

Il monito di Legambiente

«Questa nuova edizione del rapporto Ecomafia rappresenta un’efficace cartina di tornasole del ruolo degli ecocriminali nell’era COVID-19» – scrive Stefano Ciafani Presidente nazionale Legambiente. Nel 2020  «la criminalità ambientale in Italia non si è fatta trovare impreparata. È riuscita a tenere botta, sia nelle attività illegali sia nel relativo business, nonostante i colpi inferti da magistratura e forze di polizia». Il monito?  «Non si deve assolutamente abbassare la guardia contro i ladri di futuro, a maggior ragione in un momento storico in cui dovremo spendere ingentissime risorse pubbliche previste dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr)».

16 Novembre 2021
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