Cinema
3:31 pm, 3 Novembre 21 calendario

Al cinema da domani l’Antigone moderna della Deraspe

Di: Redazione Metronews
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CINEMA Antigone è una studentessa brillante: 17 anni, il primo amore e un futuro promettente. Quando il fratello maggiore Eteocle viene ucciso dalla polizia, metterà in gioco tutto per salvare l’altro fratello, Polinice, incarcerato per aver aggredito il poliziotto che ha fatto partire il colpo. Alla legge degli uomini Antigone sostituisce il proprio senso di giustizia, fondato sull’amore e sulla solidarietà per la sua famiglia. «Ho infranto la legge ma lo rifarei, il cuore mi dice di aiutare mio fratello», diventa la voce del coro, guidato dall’amato Emone, che invade le strade e i social network in una rivolta generazionale in cui tutti i giovani si riconoscono in Antigone.

Lo spunto viene dall’altra Antigone, quella scritta da Sofocle e rappresentata per la prima volta ad Atene alle Grandi Dionisie del 442 a.C. Ma la storia è più attuale che mai. Così Sophie Deraspe firma questa versione cinematografica, in sala da domani, in cui Antigone è Nahema Ricci.

«Quando ho scoperto Antigone»

«Avevo circa vent’anni quando ho letto per la prima volta Antigone – racconta la regista -. Questa tragedia greca mi ha colpito immediatamente e sono stato sedotta e affascinata dall’intelligenza, dall’onestà e dalla virtù irremovibile del personaggio. Nonostante la sua giovane età, la sua esperienza limitata e il potere del suo antagonista (il re), Antigone difende ciò in cui
crede. È stato corroborante per me. Dopo la versione di Jean Anouilh, ho quindi letto la versione originale di Sofocle. Ho scoperto una Antigone la cui ricerca della giustizia è tanto più forte perché si basa su leggi che considera superiori a quelle scritte dagli
uomini. Antigone parlava moltissimo alla giovane donna che ero in quel momento, così tanto che una forte intuizione mi disse che un giorno mi ci sarei dedicata».

«Dopo la morte di Villanueva si è sviluppata la storia»

«Anni dopo – prosegue la Deraspe – con all’attivo già la regia due film, ho ascoltato un’intervista rilasciata da una delle sorelle di Freddy Villanueva, morto in un parco di Montreal durante un raid della polizia che era andato storto. Ho iniziato a immaginare che questa sorella potesse essere un’Antigone. Da quel momento in poi, la storia si è sviluppata. Volevo dare vita, nel nostro tempo e nel contesto sociale delle nostre città occidentali, all’integrità di Antigone, al suo senso di giustizia e alla sua capacità di amare. Volevo anche che Antigone fosse molto giovane (16 anni) e fisicamente minuta, al fine di mettere in evidenza la forza interiore di questo individuo che contrappone valori più alti alle leggi ufficiali dell’uomo».

«Il mio adattamento tra passato e presente»

«Nel mio adattamento – continua la regista – la figura reale dell’autorità è divisa tra vari personaggi, che vanno dagli agenti di polizia ai magistrati, alle guardie carcerarie, passando per la figura paterna, con la quale Antigone inizia la negoziazione. Il film è in qualche modo una storia che riguarda un realismo sociale. Vi è tuttavia una strana scena in cui Antigone viene interrogata da una psichiatra cieca di nome Teresa, una moderna incarnazione dell’indovino Tiresia. Oltre al gioco di associazione creato tra un indovino che appartiene al mondo della tragedia greca e la figura contemporanea di una psichiatra, ho trovato essenziale creare uno spazio in cui il subconscio di Antigone potesse parlare e testimoniare la forza che la anima e che la rende così eroica. Antigone
si sente in dovere verso coloro che l’hanno preceduta, verso i suoi cari defunti, che percepisce sempre al suo fianco.

Antigone tra cinema fantasy e social network

«Antigone non è sola – prosegue la Deraspe -. Le leggi dell’uomo hanno meno valore ai suoi occhi di quelle dettate dai suoi cari defunti, il che significa che si trova ad affrontare un dilemma che è l’essenza stessa di questa tragedia. La psichiatra/indovina prevede: “Sarai murata, viva!”. Qui, per un breve istante, la narrazione realistica si interseca con i codici del cinema fantasy, che si basa sulle nostre paure più profonde sepolte nel subconscio. Simile alla tragedia greca, la storia di Antigone è punteggiata in tutto il film da interventi del coro, un collettivo che, senza essere direttamente coinvolto nell’azione, commenta gli eventi vissuti dai personaggi o esprime le emozioni che suscitano. Trovo che i social media agiscano esattamente allo stesso modo in quel grande teatro che è la società contemporanea. Sono il mormorio della città. I cori/i social media prendono posizione mentre la storia avanza, commentano i fatti, a volte li distorcono o traggono ispirazione da loro».

«La musica contrasta con l’azione»

«Quando Antigone e i suoi fratelli vengono screditati online dalla stampa e dal pubblico – conclude la regista -, il suo amico Emone aiuta a perorare la sua causa. Infine, Antigone acquista dai cori anche una certa forza che conferisce alla sua azione una portata che trascende il suo ambiente familiare di immigrati. Come per gli antichi cori, io uso il canto, il ritmo, gli slogan e la danza; i miei cori, da un punto di vista cinematografico, sono quindi più vicini ai videoclip, cosa che colpisce più emotivamente che intellettualmente. Usando musica di diversi periodi (dalla strumentazione classica alla voce roca di un rapper) e di diversi paesi (dalla Cabilia al Nord America e l’Europa), saturo la storia con questi grandi passaggi. Mi piace particolarmente quando la musica è in contrasto con l’azione o crea un vuoto che conferisce ambiguità. Come in una favola, la sequenza della felicità all’inizio del film, supportata dalla musica magica di Debussy, dà profondità alla storia; il contrasto tra il realismo contemporaneo dell’immagine e il romantico sorgere dei fiati e dell’arpa riflette lo stato d’animo dei personaggi, che in quel momento vivono una specie di fiaba, ovviamente troppo bella per durare».

3 Novembre 2021
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