cervello
12:02 am, 18 Settembre 21 calendario

Anche i topi possiedono neuroni a specchio come gli uomini

Di: Redazione Metronews
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Ancheroditori, come i ratti e i topi, non solo i primati, hanno neuroni a specchio presenti nel cervello. A scoprirlo, un team del Center for Translational Neurophysiology of Speech and Communication dell’Istituto Italiano di Tecnologia (CTNSC – IIT Ferrara) in collaborazione con l’Università di Ferrara, coordinato da Luciano Fadiga, Direttore del centro IIT di Ferrara e Professore ordinario di Fisiologia, che ha recentemente pubblicato, sulla rivista scientifica internazionale Current Biology, i risultati delle loro ricerche. Questa scoperta apre la strada a una migliore comprensione del funzionamento dell’attivazione di tali neuroni nei processi cognitivi e nello sviluppo del sistema nervoso anche nell’essere umano.

I neuroni a specchio

I neuroni a specchio sono neuroni motori scoperti tra gli anni 80 e 90, che si attivano non solo quando viene compiuta un’azione, ma anche quando un soggetto osserva lo svolgimento di una simile azione da parte di un altro individuo. Fino ad oggi erano stati identificati nei primati, tra i quali l’essere umano, e negli uccelli, ma grazie al lavoro dei ricercatori guidati da Fadiga, già componente del team cui si deve la scoperta iniziale dei neuroni a specchio, sono ora stati individuati anche nei roditori. Per raggiungere questo obiettivo, i ricercatori hanno insegnato un compito legato al raggiungimento e alla manipolazione del cibo da parte dei topi da laboratorio. In seguito, hanno registrato, mediante videocamere all’infrarosso, tecniche di microelettrocorticografia e di misura dell’attività intracorticale su singolo neurone, cosa succedeva negli animali che svolgevano l’azione e in quelli che la osservavano soltanto. Il team di IIT e Unife ha così identificato nel lobo frontale della corteccia motoria del topo i neuroni a specchio, similarmente a quanto era stato osservato negli anni 80-90 nell’uomo, nei macachi e negli uccelli. “Questa scoperta ci offre la possibilità di progredire molto velocemente nello studio di questo tipo di neuroni”, afferma Fadiga. “Una maggiore comprensione del loro funzionamento potrebbe fornire elementi sui processi di apprendimento e di sviluppo del sistema nervoso anche negli esseri umani aiutandoci così a comprendere meglio tutte quelle patologie che prevedono carenze cognitive o che presentano alterazioni nel campo dell’interazione sociale come l’autismo o la schizofrenia” conclude Fadiga. Grazie al modello murino, questa scoperta consentirà di studiare molto più efficacemente aspetti come la plasticità e lo sviluppo del sistema nervoso con importanti ricadute anche nel campo della riabilitazione, ambito nel quale il centro IIT di Ferrara sta già conducendo attività di ricerca clinica.

18 Settembre 2021
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