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11:11 am, 2 Settembre 21 calendario

Gli anziani nelle Rsa, tutte le difficoltà

Di: Paola Brodoloni
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Da quando è in corso la pandemia, per gli anziani delle Rsa ed in particolar modo quelli del Palazzolo Don Gnocchi di Milano, non è consentito incontrare i propri cari se non per mezz’ora una volta ogni 2 settimane, previo appuntamento pressoché immodificabile;  ad esclusione naturalmente dei periodi di lockdown durante i quali l’accesso era totalmente interdetto. Poter incontrare le persone care e gli amici rappresenta per un anziano che non può più vivere nella sua casa, perché malato o non più autosufficiente, una vera boccata di ossigeno che lo conforta e lo aiuta a non sentirsi inutile e dimenticato.

Gli anziani e le strutture

La cosa ancor più grave è che agli “ospiti” del Palazzolo (circa 3000 persone ormai più simili a detenuti di massima sicurezza) non è consentito vedere la luce del sole se non in occasione delle suddette rade visite dei parenti; sempre che i lavori di ristrutturazione delle facciate dell’istituto non li costringano all’interno della struttura.  Gli operatori, infatti, non li portano mai nel giardino della Rsa, perché non hanno il tempo di farlo, dal momento che il numero dei reparti è stato ridotto durante il lockdown, e quindi alcuni reparti sono stati chiusi con la conseguente ridistribuzione dei poveri anziani in altri reparti.  Un ennesimo trauma che si è sommato a quello di non poter incontrare i propri affetti se non attraverso lo schermo di un tablet. Il numero di ospiti per ciascun reparto è quindi aumentato sensibilmente  (ad esempio da 60 a 90 persone circa per ciascuna area), ma il numero degli operatori non è stato adeguato di conseguenza, anzi i loro compiti sono aumentati a scapito delle attività ricreative e della possibilità di poter godere di qualche momento all’aria aperta.

Le videochiamate

Mi spiego meglio: chi prima si occupava di organizzare le attività all’interno di un singolo reparto, ora è incaricato delle videochiamate e di organizzare anche l’agenda delle visite di tutti i parenti, ma il suo orario di lavoro non si è modificato molto (al massimo mezz’ora in pù per la gestione delle chiamate). Una scelta dovuta presumibilmente  all’alto numero di letti vuoti, dovuti ai molti decessi verificatisi in conseguenza della diffusione del contagio all’interno del Palazzolo nell’ultimo anno . Per il benessere e la salute psico-fisica degli ospiti non autosufficienti del Palazzolo, che non possono quindi uscire nel giardino della struttura in autonomia, la mancata esposizione alla luce del sole è molto dannosa e i medici che si prendono cura di loro lo sanno molto bene, ma la direzione fa “orecchie da mercante”  perché sa di poter approfittare della situazione emergenziale ancora in vigore, per favorire le finanze della RSA, ma non certo per prendersi cura degli ospiti; che fra l’altro pagano nella grande maggioranza una retta di oltre 2200 Euro al mese pur essendo stati privati dei loro diritti fondamentali.

Difficile immaginare che gli anziani che vivono questa dolorosa  situazione  possano ancora mantenere la loro voglia di vivere.  Personalmente, dopo ormai 2 anni di pacifiche lotte, sono esasperata,: ho scritto diverse lettere alla Direzione del Palazzolo, dove mia mamma risiede da circa 3 anni, senza ottenere alcuna risposta se non qualche telefonata rassicurante che non ha poi avuto alcun riscontro oggettivo e molti famigliari vivono la mia stessa situazione.

Recentemente, l’avvocato di mia mamma, 94 enne con il 100% di invalidità,  ha scritto alla direzione sanitaria  per richiedere l’autorizzazione ad incaricare una persona di fiducia munita di Green pass, ad accompagnarla nel giardino della residenza un paio di volte a settimana, nel pieno rispetto di tutte le norme previste per l’accesso degli esterni. Anche in questo caso nessuna risposta. Tuttavia, nell’ultimo bollettino informativo inviato  alle famiglie,  ricevuto successivamente alla suddetta richiesta, la Direzione Sanitaria rende noto che sta prendendo in considerazione l’opportunità di “rimodulare l’accesso per le visite agli ospiti a seguito della circolare emessa il 30.07 dal Ministero della Salute”;  evidenziando tuttavia che lo stesso documento da facoltà alla Direzione stessa di “adottare misure precauzionali appropriate necessarie a prevenire la diffusione dell’infezione”.

La risposta, in parole povere, è che nulla cambia al momento per i nostri cari “detenuti” nella Rsa, anche se nel resto del paese la vita delle persone ha ripreso già da tempo il suo corso, seppur con le dovute precauzioni per contenere la diffusione della pandemia, grazie anche alla massiccia campagna di vaccinazione. Penso sia giunto il momento di accendere la luce su questa enorme ingiustizia, affinché vengano restituiti dignità e diritti a tutti gli anziani che vivono nelle nostre Rsa.

PAOLA BRODOLONI

2 Settembre 2021 ( modificato il 6 Settembre 2021 | 11:20 )
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