TORINO
2:25 pm, 24 Giugno 21 calendario

Il commiato di Nosiglia “Non si poteva tacere”

Di: Redazione Metronews
condividi

San Giovanni Un’ultima omelia che è suonata come un saluto alla “sua” città e uno sprone alla politica locale a stare in mezzo alla gente. Sono i temi toccati da monsignor Cesare Nosiglia durante la messa di San Giovanni, la sua ultima da capo della Diocesi torinese. «Non possiamo pensare che i problemi dei giovani, delle persone fragili, dei disoccupati, dei profughi non ci toccano. In questi anni, abbiamo dedicato molte energie a combattere battaglie che magari apparivano perdute in partenza, ma non abbiamo mai desistito. Ma non lo abbiamo fatto per questioni di principio, di ideologia o per apparire sui giornali e in televisione. L’abbiamo fatto perché non si poteva fare diversamente. Non si poteva tacere». Da qui l’appello al futuro sindaco, al quale: «chiedo di non stare fermo, di non mettersi dietro alla scrivania del Comune, ma di andare nelle periferie, di avvicinare la gente e ascoltarla». «Questo dovrebbe essere l’impegno primario per un sindaco – ha aggiunto il Monsignore – se non c’è questo, non si tiene conto della realtà concreta della nostra popolazione. Bisogna capire dalla gente quali sono i problemi e dare una risposta appropriata. Non solo promesse – ha concluso – ma una adeguata risposta a quello che hanno chiesto».  
Tracciando il bilancio del suo mandato, monsignor Nosiglia, ha aggiunto: «Ho sempre ritenuto che il mio primo compito sia quello di illuminare questa vita comune, di far vedere la presenza del Signore in mezzo a noi. La sua via è la via dei poveri, dei miseri, dei senza futuro. Restituire dignità e speranza, condividere la gioia e i beni della terra con tutti coloro che vivono con noi, senza lasciare indietro nessuno: a questo siamo chiamati, come comunità e come città. Per questo – ha ammonito – non possiamo permetterci di essere senza memoria; non possiamo illuderci che la nostra vita si gioca soltanto nel futuro, sulle cose che vorremmo costruire. Il nostro presente è saldamente ancorato nella nostra storia. Ecco perché – ha concluso l’arcivescovo – non possiamo pensare e vivere la città, che è di tutti, come un arcipelago di isole separate».

24 Giugno 2021
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Il giornale
Più letto del mondo