Musica
5:00 pm, 20 Maggio 21 calendario

Auguri a Bob Dylan, un mito in musica

Di: Redazione Metronews
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MUSICA Lunedì compirà 80 anni. Bob Dylan, cantautore, compositore, musicista, scrittore, poeta, pittore, scultore e conduttore radiofonico, ha di fatto ideato il folk-rock con l’album Bringing It All Back Home del 1965. A soli 21 anni scrisse A Hard Rain’s A-Gonna Fall,  una delle più grandi canzoni di tutti i tempi. E poi via via centinaia di altri pezzi entrati nella Storia della Musica. Come quel Blowin’ in the Wind letta e riletta da numerosi altri artisti, ma nata da un canto degli ex schiavi neri che si erano arruolati nell’esercito yankee ai tempi della Guerra civile. 
Ha vinto di tutto: dall’Oscar per la letteratura – ricevuto il 13 ottobre 2016 – “per aver creato nuove espressioni poetiche all’interno della grande tradizione della canzone americana” fino a dieci Grammy Award, tra cui quello alla carriera nel 1991, il Polar Music Prize nel 2000, il Premio Oscar nel 2001 per la canzone Things Have Changed, dalla colonna sonora del film Wonder Boys, per la quale si è aggiudicato anche il Golden Globe, il Premio Principe delle Asturie nel 2007, il Premio Pulitzer nel 2008, la National Medal of Arts nel 2009, la Presidential Medal of Freedom nel 2012 e la Legione d’Onore nel 2013.
Eppure il “menestrello di Duluth” ha sempre rifiutato di farsi incastrare nella figura del profeta impegnato nonostante il canto alla marcia di Washington a due passi da Martin Luther King, i pezzi entrati nelle ossa del pacifismo come Masters of War  – oggi sfrenatamente presente sui social mentre volano i razzi da Gaza e proseguono i raid israeliani.
Lo scorso anno Dylan vendette i diritti delle sue canzoni alla Universal per 300 milioni di dollari. L’università di Tulsa, Oklahoma, si reinventò come centro mondiale degli studi dylaniani grazie alla presenza in loco dei Bob Dylan Archives, che raccolgono 6 mila tra registrazioni, memorabilia, taccuini, abiti, oggetti di ogni tipo. 
Con lui e su di lui sono stati pianificati simposi sono state redatte tesi di laurea, organizzati festival in tutto il mondo. Perché Bob Dylan malgrado non voglia accettarlo ha redatto una grande pagina della Storia della Musica mondiale.
Tra folk, blues, country e swing ha avviato la rock revolution degli anni Sessanta e ha letteralmente impregnato l’universo musicale delle sue storie e dei suoi significati
 Il suo ultimo album Rough and Rowdy Ways, uscito pochi mesi fa, ripropone il profeta dei diritti civili, il rivoluzionario che regala un’anima al rock, il poeta biblista e il poeta ebbro, il rinnegato chiamato Giuda dai puristi del folk, l’indagatore delle più profonde radici d’America, il cristiano rinato che sviscera il gospel ed il soul, la rockstar vestita da cowboy che va a cantare per il Papa, il ladro che saccheggia ogni fonte possibile, l’ebreo errante che riscopre Sinatra per purificare la sua voce in tarda età, la leggenda recalcitrante che non solo non si fa trovare per settimane dall’Accademia di Svezia, ma che in sovrappiù nella sua Nobel Lecture estrae dal cappello citazioni di grande intensità biblica – tutte inesistenti – da Moby Dick. 
Suo malgrado, il “menestrello di Duluth” è un vero e proprio monumento di fronte al quale ci si può aspettare di tutto. Anche rischiare di essere posseduti dalla sindrome di Stendhal.
PATRIZIA PERTUSO
 

20 Maggio 2021
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