Dacia Maraini
5:40 pm, 19 Maggio 21 calendario

«La scuola maestra di vita è il motore del futuro»

Di: Redazione Metronews
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INTERVISTA La scuola è la stagione della vita più importante che c’è. Leggi Dacia Maraini e ti senti, adolescente, sui banchi del ginnasio mentre cerchi di capire il pensiero di un filosofo come Nietzsche, ragazzina alle medie che studia il Diario di Anna Frank. La scuola – vituperata, oltraggiata, oggi ridotta in briciole con contatti tramite schermo fluorescente – ci può salvare. I ragazzi ma anche noi adulti. È la speranza de “La scuola ci salverà” (Solferino, 192 pag., 15 euro) di Dacia Maraini, saggio curato da Eugenio Murrali, che raccoglie articoli e racconti brevi pubblicati sui quotidiani e sulle riviste negli ultimi trent’anni. 
Da studentessa lei cita il professor Ghera che le ha insegnato il valore delle tasse mentre il professore d’italiano del liceo di Palermo le disse che «leggere troppi libri le avrebbe sfasciato la testa».
«I professori a volte non si rendono conto di quanto possano influire sul futuro di un alunno: essere illuminanti o fare danni a volte irreparabili. Io quando un professore non riusciva a comunicare, ma semplicemente vociferava, tiravo fuori da sotto il banco un libro e leggevo». 
Perché la scuola ci può salvare? 
«La scuola non solo ci può salvare, ma ci deve salvare perché è il motore del futuro, perché nella scuola sta la nostra capacità di stare insieme come collettività e non solo come famiglia». 
Con la Dad, l’entusiasmo dei ragazzi per molti è stato cancellato. 
«Di fronte a un pericolo, ci si attrezza, non ci si cancella. E i giovani hanno ben altre energie. Anche se il Covid ha travolto le nostre vite i ragazzi possono capire il pericolo e affrontarlo. La pandemia è anche un’occasione per ripensare la scuola, il nostro difficile rapporto col futuro, con l’ambiente».
In un racconto del libro lei narra di Berah, bambina che abita in un paese in guerra e vive la scuola come strumento di riscatto.  Da noi è ancora possibile? 
«No, siamo viziati. Ce l’abbiamo gratis e non la apprezziamo. Mentre chi non può studiare per ragioni economiche, geografiche o religiose, la ritiene il bene più prezioso. Come Berah che si fa cinque chilometri a piedi senza scarpe, per andare a scuola». 
ANTONELLA FIORI

19 Maggio 2021 ( modificato il 24 Maggio 2021 | 10:52 )
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