Spazio
12:36 pm, 8 Maggio 21 calendario

Il razzo ripreso su Roma Traiettore su 9 regioni del Sud

Di: Redazione Metronews
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Una scia luminosa, chiaramente visibile nel cielo di Roma. Così appare il secondo stadio del razzo cinese Lunga Marcia 5B, in caduta incontrollata sulla Terra, fotografato questa mattina all’alba dall’astrofisico Gianluca Masi, responsabile del progetto Virtual Telescope, in un’immagine che combina dieci frame da otto secondi, creando appunto l’effetto scia.
 “Abbiamo osservato il corpo del razzo da Roma – scrive lo scienziato – e lo abbiamo visto ad occhio nudo, chiaramente lampeggiante perché sta roteando su se stesso”. La luminosità del corpo del razzo, aggiunge Masi, “variava rapidamente, e potevo facilmente vederlo lampeggiare con i miei occhi. La nostra ipotesi dall’immagine è che il corpo lampeggia ogni 2,5 secondi circa”. 
Al momento la previsione di rientro sulla terra del razzo cinese è fissata per le 2.24 ore locali di domani, domenica 9 maggio, con una finestra temporale di incertezza di più o meno 6 ore.
All’interno di questo arco temporale sono tre le traiettorie che potrebbero coinvolgere l’Italia che, in totale, interessano porzioni di 9 regioni del centro-sud, ovvero Umbria, Lazio, Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna. È quanto emerso dal Comitato operativo della Protezione civile, convocato ieri dal capo Dipartimento Fabrizio Curcio, per un’analisi degli ipotetici scenari dovuti al rientro incontrollato in atmosfera del razzo e la condivisione delle informazioni con le strutture operative e i territori potenzialmente coinvolti.
“Le previsioni di rientro – sottolinea il Dipartimento – saranno soggette a continui aggiornamenti perché legate al comportamento del vettore spaziale stesso e agli effetti che la densità atmosferica imprime agli oggetti in caduta, nonché a quelli legati all’attività solare”.
La Protezione civile, insieme ai centri di competenza,  chiarisce – sui propri profili Facebook e Twitter – che cosa significa “non si può escludere la remota possibilità di un interessamento del nostro territorio”. Ovvero, “ipotizzando 1.000 oggetti spaziali con le stesse caratteristiche in rientro incontrollato nello stesso momento, in tutto il mondo non sarebbero più di 3 le persone coinvolte”.
Il Dipartimento fornisce comunque indicazioni utili alla popolazione affinché “adotti responsabilmente comportamenti di auto protezione”.
Nel dettaglio: “è poco probabile che i frammenti causino il crollo di edifici, che pertanto sono da considerarsi più sicuri rispetto ai luoghi aperti. Si consiglia, comunque, di stare lontani dalle finestre e porte vetrate”; “i frammenti impattando sui tetti degli edifici potrebbero causare danni, perforando i tetti stessi e i solai sottostanti, così determinando anche pericolo per le persone: pertanto, non disponendo di informazioni precise sulla vulnerabilità delle singole strutture, si può affermare che sono più sicuri i piani più bassi degli edifici”; “all’interno degli edifici i posti strutturalmente più sicuri dove posizionarsi nel corso dell’eventuale impatto sono, per gli edifici in muratura, sotto le volte dei piani inferiori e nei vani delle porte inserite nei muri portanti (quelli più spessi), per gli edifici in cemento armato, in vicinanza delle colonne e, comunque, in vicinanza delle pareti”; “è poco probabile che i frammenti più piccoli siano visibili da terra prima dell’impatto”; “alcuni frammenti di grandi dimensioni potrebbero resistere all’impatto. Si consiglia, in linea generale, che chiunque avvistasse un frammento, di non toccarlo, mantenendosi a una distanza di almeno 20 metri, e dovrà segnalarlo immediatamente alle autorità competenti”.

8 Maggio 2021
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