Gabriele Lopez
6:58 am, 21 Aprile 21 calendario

Gabriele Lopez: «Pensiamo come una vera collettività!»

Di: Redazione Metronews
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MUSICA Polistrumentista, cantante, doppiatore e compositore romano, classe 1978, Gabriele Lopez, uscirà col singolo “Omogenizzato” (il 23 aprile) che fa parte del suo nuovo progetto “Acquari”. 
Perché “Omogeneizzato”?
«Ho immaginato questo personaggio la cui vita è improvvisamente immersa in un frullatore, ne esce un omogeneizzato. Ho immaginato una sua fuga all’interno di un mondo virtuale e distopico, scena che ha ispirato il video che ne seguirà, ambientato in un videogioco. Ovviamente scappare non lo salverà. È un brano nato durante il lockdown, ho cercato di trasferire con ironia le sensazioni legate al difficile periodo. Il senso profondo è che bisogna pensarsi come collettività, agire ognuno per sé non aiuterà. Il brano è decisamente indie-pop, ma ci sono echi rock Anni ’90, periodo al quale siamo affezionati io e il produttore Francesco Arpino».
A proposito, come nasce la collaborazione con Arpino?
«Il progetto Acquari nasce dall’esigenza di esprimersi in  libertà, svincolati da qualunque condizionamento, compreso quello di mostrarsi.  La mente del progetto sono io,  la produzione artistica l’ho curata con Francesco. Ci conosciamo da anni e avevamo già collaborato: quando gli ho proposto la cosa è nato subito l’entusiasmo giusto. Entrambi siamo nati lo stesso giorno, il 6 febbraio, sotto il segno dell’Acquario, di qui il nome. In un certo senso mi divertiva il concetto di cambiare virtualmente identità e “rinascere” artisticamente con qualcosa di nuovo». 
Lei ha sempre respirato arte e a 9 anni ha scritto le sue prime canzoni. Quanto conta l’ambiente in cui si nasce?
«Da bambino, ho imparato a suonare il piano a orecchio guardando mia nonna cimentarsi con Beethoven e Mozart. Poi cantavo, sempre. Cantavo le canzoni dei cartoni e ho cominciato ad ascoltare i cantautori italiani (vinili di cui era piena casa da Venditti a Dalla, De Gregori, Battisti, Cocciante). Il primo disco che ho acquistato da solo? Alle medie “Use your illusion” dei Guns. Poi il rock, il grunge, il metal, il brit pop, la musica suonata e ascoltata al liceo negli Anni ‘90 e poi vissuta, scritta e cantata. Sono stato fortunato, in casa le occasioni per imparare non sono mancate».
Vantaggi e svantaggi.
«Recitare, cantare, fare musica, per me è naturale. In alcuni casi il mio cognome mi ha dato una “responsabilità” in più nel dover dimostrare le mie capacità, ma non l’ho mai vissuto come un problema o una fonte di frustrazione, semmai è stato uno stimolo per fare meglio».
Come vive l’era covid?
«Sono fortunato, in primis  perché non sono solo e vivo la mia famiglia: ho una bambina di 6 anni. Dopo il 1° lockdown siamo riusciti a riprendere il lavoro al doppiaggio, perciò almeno sotto questo profilo ho potuto proseguire una delle mie attività. Mancano i live, gli amici, la vita sociale. Spero in un’accelerazione della campagna vaccinale:  personalmente non vedo l’ora di potermi vaccinare».
Consigli per giovani doppiatori e autori?
«Per diventare doppiatori è importante seguire un percorso di formazione attoriale. Non si può recitare con la voce senza essere prima attori. Poi ci si specializza: accademie, corsi professionali. Per scrivere canzoni credo che ci debba essere un talento naturale che nasce dall’esigenza profonda di raccontare qualcosa e di condividere le emozioni. Ci sono sicuramente seminari e corsi, ma credo che la strada migliore sia sempre quella di sperimentare con se stessi attraverso la curiosità, la passione e la creazione di un linguaggio accattivante e originale. Andy Warhol diceva “Un artista è uno che produce cose di cui la gente non ha bisogno, ma che egli – per qualche ragione – pensa sia una buona idea dare.” Il resto è circostanza , luoghi, incontri, occasioni. Per questo dobbiamo tornare alla vita di prima!».
 
 
ORIETTA CICCHINELLI
 

21 Aprile 2021
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