Erasmus
12:00 pm, 21 Maggio 19 calendario

Erasmus, una svolta per 5 milioni di ragazzi

Di: Redazione Metronews
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ROMA. «L’Erasmus serve prima di tutto a crescere. Da quando lo studente parte a quando torna non è la stessa persona. Parte un piccolo provinciale e torna cittadino del mondo». Ha la voce pimpante di una studentessa, Sofia Corradi, classe 1934, pedagogista soprannominata “Mamma Erasmus”. L’abbiamo sentita ieri, in occasione della pubblicazione di due studi indipendenti della Commissione europea sull’incidenza del programma Erasmus sui principali beneficiari (studenti, insegnanti e università). 
La professoressa Corradi pensò all’Erasmus quando ancora l’Europa non esisteva: e` lei che, per prima, nel 1969 ha ipotizzato nero su bianco un programma di mobilità tra atenei. E affinché quest’utopia si realizzasse «ho combattuto per 18 anni», ci racconta. Con un duplice obiettivo: «l’Erasmus doveva servire a democratizzare gli studi universitari e promuovere la pace mediante il contatto diretto tra i popoli che produce la cancellazione degli stereotipi…». 
La ricerca
A distanza di 31 anni, da quando l’Erasmus è nato nel 1987, i dati della Commissione europea ci dicono che il programma è stato «una svolta per 5 milioni di studenti europei, che ha migliorato la loro vita personale e professionale, ed ha permesso di rendere le università più innovative». Secondo l’esecutivo Ue, i risultati dimostrano che Erasmus+ contribuisce a preparare i giovani europei alla nuova era digitale e li aiuta a preparare la loro futura carriera professionale. Erasmus+ rafforza anche la capacità di innovazione delle università, la loro internazionalizzazione e la loro attitudine a rispondere ai bisogni del mercato del lavoro. 
La carriera
Più del 70% degli ex studenti Erasmus dichiarano di conoscere meglio il tipo di carriera che vogliono dopo il ritorno dall’estero. L’80% degli studenti  ha  trovato un lavoro entro tre mesi dalla laurea, con il 72% che ritiene che l’esperienza all’estero abbia contribuito a ottenere il primo posto di lavoro. Nove ex studenti Erasmus su dieci dichiarano che le competenze e le esperienze acquisite all’estero servono per il loro lavoro quotidiano. 
Identità europea
Più del 90% degli ex studenti Erasmus dicono che l’esperienza ha permesso loro di migliorare la capacità di lavorare e collaborare con persone di culture diverse e hanno il sentimento di avere un’identità europea. Gli studenti dei paesi dell’Est sono quelli che si riconoscono di piu’ nell’Ue. Erasmus+ ha anche un impatto sulla vita personale, con uno studente su cinque che dice di aver incontrato il proprio partner durante il periodo di soggiorno all’estero.
«Un successo sognato»
L’Erasmus come “svolta” per 5 milioni di studenti. Nel 1967 Sofia Corradi poteva solo «sognare un simile successo. Sperarlo sarebbe stato presuntuoso», ci confessa la professoressa, che ha ricevuto onorificenze e premi di ogni tipo per il lavoro svolto durante la sua vita in favore degli studenti. E che non smette di «incoraggiare chiunque ad andare in Erasmus», e non perché si trovi più facilmente lavoro. «Sarebbe riduttivo», spiega  la Corradi. Che conclude: «Vestito con un paio di jeans delavati e una fruit da pochi euro, uno studente dagli occhi vispissimi, tornando dal programma, un anno mi disse: “L’Erasmus imprime nell’animo sentimenti indelebili di fratellanza umana”». Ecco perché è così utile partire.
SERENA BOURNENS
 
 

21 Maggio 2019
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