Elezioni 2018
10:11 pm, 5 Marzo 18 calendario

Renzi lascia ma dopo il governo

Di: Redazione Metronews
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Roma  Sconfitta secca e terremoto in casa PD, con una lunga attesa per l’intervento del segretario Matteo Renzi che annuncia le dimissioni: «Abbiamo riconosciuto che si tratta di una sconfitta netta che ci impone di aprire una pagina nuova all’interno del Partito Democratico». Ma ha anche spiegato di voler attendere la composizione delle Camere e la formazione del Governo prima di rendere effettivo il suo passo indietro. Il che vuol dire che la gestione della fase di formazione del Parlamento ma anche quella delle consultazioni al Quirinale la seguirà lui. Dimissioni differite, dunque. A questo Renzi aggiunge che il nuovo segretario non sarà un traghettatore scelto nel chiuso delle stanze dei palazzi, ma ci sarà un congresso vero che si concluderà con le primarie. Per inciso, Renzi non ha escluso di voler correre di nuovo nelle primarie. 
Dalla sua linea sono emersi alcuni punti. Uno è quello che riguarda le responsabilità della sconfitta. Renzi rivendica il buon lavoro del PD e indica uno dei motivi della sconfitta nel fatto che non si sia votato prima. Inoltre porta l’esempio della sconfitta di Minniti contro il Cecconi della rimborsopoli grillina come esempio dell’ondata di voto che lui considera paradossale. Secondo punto cruciale del discorso di Renzi, la rivendicazione del ruolo di opposizione: «no inciuci, no caminetti, no estremismi». «Non faremo mai accordi», avverte Renzi e ribadisce: «Abbiamo detto in campagna elettorale no a un governo con gli estremisti e non abbiamo cambiato idea in queste 48 ore. Il Pd, nato contro i caminetti e le forze anti sistema, non diventerà la stampella per le forze anti sistema, magari con decisioni prese a porte chiuse». Un messaggio che sembra voler interdire soprattutto quanti sarebbero disposti a trattare con i 5 Stelle.
Una scelta, quella delle ‘dimissioni differite’, che provoca molte reazioni negative nel partito. «Le dimissioni di un leader», dice Luigi Zanda, capogruppo al Senato, «sono una cosa seria. O si danno o non si danno. E quando si decide, si danno senza manovre». Critiche anche da Andrea Orlando: «Una soluzione ambigua». Alla fine Lorenzo Guerini tenta una estrema mediazione: «Le dimissioni di Renzi sono verissime. Lunedì faremo la  Direzione». Ma il problema resta aperto.
O.BA.

5 Marzo 2018
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