Cinema/Il mio Godard
8:30 am, 26 Ottobre 17 calendario

«Diventare Godard è come essere Gesù per un cristiano»

Di: Redazione Metronews
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ROMA  Era il futuro. Era noto in tutto il mondo. Era il più dotato della sua generazione. Era la Nouvelle Vague e il suo solo nome rappresentava una certa idea di cinema. Era Jean Luc Godard e così lo presenta Michael Hazanavicious (Premio Oscar per “The Artist”) nel suo  “Il mio Godard” (dal 31 in sala), racconto della rivoluzione dei Sessanta attraverso il percorso di Godard da cineasta star a cineasta contro tutto e tutti, convinto che «tutti gli artisti dovrebbero morire giovani per non diventare dei vecchi rimbambiti. Mozart è morto a 35 anni e io ne ho già 37». Ad interpretarlo c’è Louis Garrel.
Difficile interpretarlo? 
All’inizio ho pensato persino di non poterlo fare. Qualsiasi attore avrebbe avuto paura e io più che mai perché lui ha una grossa influenza sul mio lavoro: è come per un cristiano interpretare Gesù.
Cosa l’ha convinta? 
Il fatto che il film partiva dal libro della compagna di Godard, Anne Wiazemsky, e che non si sarebbe trattato di un biopic, ma del racconto di un momento della vita in cui lui sceglie di lasciare le luci del successo per andare verso il militantismo.
Per lei è già la terza interpretazione in un film sul ‘68. Cosa c’è qui di diverso? 
Il primo era “Dreamers” di Bertolucci  e la prospettiva era fantasmatica. Poi c’e stato lo sguardo poetico di “Les amante reguliers”, e con questo film non volevo ripetermi: ho accettato perché lo sguardo qui è tenero e comico.
In nome del gusto per la provocazione? 
Si, qualcosa che a Godard è sempre appartenuto.
SILVIA DI PAOLA
 

26 Ottobre 2017
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