Cinema/Ritorno in Borgogna
8:30 am, 16 Ottobre 17 calendario

«Girare un film oggi è come fare il vino»

Di: Redazione Metronews
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ROMA «Il vino è mio padre», dice il regista Cedric Klapisch e con questo vuol dire che il vino può essere famiglia, passato e presente, speranza e disillusione. Lo dice parlando del suo ultimo film, “Ritorno in Borgogna” (da giovedì nei cinema) che, attraverso storie di vendemmie e di stagioni, racconta  fughe, innamoramenti, famiglia. E, quindi, molto di se stesso.
Il perché è presto detto: «È stato mio padre a trasmettermi la cultura del vino. Per questo ho sempre associato il vino all’idea della trasmissione. Il motivo che mi ha spinto a fare un film sul vino è stata la voglia di parlare della famiglia, di quello che ereditiamo e di quello che trasmettiamo.
È anche la prima volta che lei gira fuori da una città? 
È stato molto strano girare tra le vigne. Prima avevo filmato persone a Parigi, Londra, San Pietroburgo, Barcellona o New York. Ogni volta ho provato ad esaminare la relazione tra una città  e la psicologia delle persone. Poi, dopo undici film, ho sentito la necessità di cambiare.
Perché proprio ora? Dipende dall’età o dai tempi? 
Non so se abbia a che fare con la mia età, ma ha a che fare con la relazione che sta cambiando tra i cittadini, l’agricoltura e il cibo. Non è solo una moda passeggera. Sta diventando molto importante, per le persone che vivono in città, assottigliare la linea che divide il mondo urbano da quello rurale.
Quanto il mondo del vino somiglia a quello del cinema? 
Ci sono delle somiglianze incredibili tra la lavorazione del vino e quella di un film. In entrambi i casi bisogna essere molto pazienti. Girare un film è quasi come essere in un campo durante il raccolto; il montaggio è come la vinificazione: avviene nelle cantine e speri  che possa invecchiare bene.  
SILVIA DI PAOLA
 

16 Ottobre 2017
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