Record
7:38 am, 3 Luglio 17 calendario

Una memoria di ferro per entrare nel Guinness

Di: Redazione Metronews
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TORINO Assicura di essere stato un pessimo studente, «sempre a rischio bocciatura» e «con voti che non hanno mai superato il 6 meno ottenuto all’esame di maturità classica», di aver avuto un percorso universitario disastroso – «ad ingegneria meccanica mi arenai: in 3 anni, 7 esami» (ma alla fine si è laureato) – e di non considerarsi affatto un genio. Eppure Matteo Salvo, 40enne genovese, ma torinese d’adozione, è già nel Guinness dei primati come campione di memoria: è riuscito a tenere a mente la sequenza di un intero mazzo di carte mentre era in apnea sott’acqua, gestendo in contemporanea lo sforzo del corpo e del cervello in assenza di ossigeno. «La prossima sfida, per battere il mio stesso record, sarà a Cagliari e dovrò memorizzare 2 mazzi» racconta. La sua vita è «ispirata all’autocontrollo». «Mangio solo quello che è utile; più che escludere dei cibi mi interessa capire che cosa rimane nel mio corpo perché sono interessato alla lucidità mentale e l’alimentazione contribuisce», spiega, definendosi vegetariano. Oltre ad essere un campione della memoria Matteo Salvo, però, è anche un “imprenditore” (che insegna “mindfullness produttiva” a scolari, manager e a chiunque voglia) e un atleta. «Ho appena compilato l’iscrizione ad un Iron Man che si terrà ad agosto». Si tratta della gara più difficile del mondo, quella in cui bisogna essere in grado di completare 38 chilometri a nuoto, 188 in bici e 42 di corsa. Da sole queste gare fanno spavento, insieme sembrano impossibili, «eppure – assicura – si prova una sensazione bellissima, il brivido dell’agonismo: alla fine di una gara sono commosso dalla gioia e la sicurezza di aver dato tutto è qualcosa che non si può descrivere». La stessa sensazione che Matteo prova quando, in vista di una gara di memoria, «dopo tre mesi di allenamenti che durano dalle 3 alle 6 ore al giorno», sente la mente «rapida, fluida e dinamica». Fondamentale aver «imparato la tecnica per imparare». «Io non ho inventato nulla, ma l’applicazione di queste teorie «potrebbe cambiare l’apprendimento fin dalle elementari».
METRO

3 Luglio 2017
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