Clima
6:00 am, 27 Giugno 17 calendario

Quell’onda di calore che rischia di fare strage

Di: Redazione Metronews
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USA Quasi il 30% della popolazione mondiale è esposta attualmente ad ondate di calore mortali per almeno 20 giorni all’anno in conseguenza dei cambiamenti climatici. Lo sostiene uno studio condotto dalla University of Hawaii e pubblicato sulla rivista “Nature Climate Change”. Secondo la ricerca l’accumulo di gas a effetto serra nell’atmosfera rende ormai «quasi inevitabile» il fatto che vaste aree del pianeta siano alle prese con l’aumento della mortalità legata alle alte temperature. Ma c’è di più: i ricercatori prevedono che entro il 2100 quasi la metà della popolazione mondiale (48%) sarà esposta alle ondate di calore mortali, anche se si riuscissero a diminuire drasticamente le emissioni.
Il precedente del 2003
Per arrivare a questi risultati, gli scienziati hanno studiato 783 casi di mortalità umana, avvenuti tra il 1980 e il 2014, che sono stati associati ad episodi di picchi di temperature. In questo lasso di tempo si è verificata anche la famosa ondata di calore che ha colpito l’Europa nel 2003, alimentando estesi incendi boschivi in molti Paesi e provocando 20.000 vittime. Altri diecimila decessi si sono poi avuti a Mosca per il clima infuocato nel 2010. E non andrà meglio in futuro. Lo studio prevede un aumento delle ondate di calore, anche se «il grado di mortalità umana risentirà dell’adattamento sociale e tecnologico» (come l’uso di sistemi di condizionamento o di misure di prevenzione). Palliativi per ridurre l’esposizione alle ondate di calore, ma che non influiscono sul loro verificarsi.
Tropici nel mirino
«Data la velocità dei cambiamenti climatici – scrivono i ricercatori – è improbabile che la fisiologia umana riesca a sviluppare la necessaria tolleranza al calore, considerando che le condizioni esterne rimarranno letali». Quelle più a rischio sono le regioni tropicali, perchè la combinazione di umidità e calore può causare un grande numero di morti. Più c’è umidità e più difficile è che il sudore evapori, il che a sua volta determina la crescita della temperatura corporea provocando ipertermia, ustioni e infiammazione. «La soluzione – concludono gli scienziati – è la riforestazione e una corretta pianificazione urbana».
FELIPE HERRERA AGUIRRE (Metro World News)

27 Giugno 2017
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