Brexit
7:31 pm, 28 Marzo 17 calendario

Arriva il Brexit-day e sarà tutto diverso

Di: Redazione Metronews
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ROMA Anche per noi italiani la Brexit porterà dei cambiamenti. Non solo per la marmellata di arance amara, ma forse sul ben più delicato tema dell’occupazione. È il giorno tanto atteso e temuto: il governo britannico invocherà l’articolo 50 del Trattato di Lisbona, la formula magica che darà ufficialmente il via ai due anni di percorso per portare Londra fuori dall’Unione Europea. Fino ad ora non è successo nulla, al momento Londra è nelle stesse condizioni di prima del referendum. È da domani che inizieranno le trattative, e tra due anni sarà fuori. Per allora le conseguenze inizieranno a vedersi, e molto dipenderà da come andranno i negoziati. Che sono soprattutto economici e commerciali. E riguardano da vicino ciascuno di noi proprio perché toccano le nostre tasche. Le conseguenze per l’Italia si faranno sentire soprattutto a livello di export: il Regno Unito, infatti, è il quarto mercato per l’export italiano: vale il 5,4% con un interscambio commerciale di 33,1 miliardi e un saldo positivo per noi di 11,9 miliardi. Secondo la Sace potremmo assistere a un drastico calo delle esportazioni, forse già intorno al 5% quest’anno, prima ancora che vengano posti dazi. Il che vuol dire un miliardo in meno di entrate all’anno, un calo della produzione industriale, e probabili ripercussioni sui posti di lavoro. Solo di formaggi (la mozzarella, poi i freschi e terzi parmigiano e grana) la Gran Bretagna vale 200 milioni di esportazioni. Il vino più di 900.
Altro problema può venire dai fondi strutturali (31,6 miliardi per l’Italia) che servono agli investimenti e che potranno essere ridotti a causa dei mancati versamenti britannici, che potrebbero portare a un taglio di budget del 10-15%, cioè 3 o 4 miliardi di fondi in meno da spendere per le Regioni. E inoltre l’Italia potrebbe essere tra i Paesi chiamati a versare di più per limitare i danni generali. 
L’Italia poi ha 13,1 miliardi di investimenti diretti in Gran Bretagna, mentre Londra ne ha da noi per 8 miliardi.La nostra esposizione creditizia  è di 41,3 miliardi. Cifre tutto sommato modeste, che fanno dell’Italia un Paese non di quelli più a rischio per la Brexit. 
Ma per la vita quotidiana qualcosa cambierà. Come la facilità di andare a cercare lavoro in Gran Bretagna, e avere tutele complete. Lo stesso per gli studenti, persino l’Erasmus è a serio rischio. Anche il turismo, in entrata e in uscita, potrebbe risentire di complicazioni e nuovi costi.
I cervelli
Sugli europei in Gran Bretagna si consuma un grande scontro. È sugli “immigrati“ che molti inglesi hanno votato. Questo mette a rischio le tutele e a volte anche la possibilità di essere studenti, ricercatori o lavoratori italiani in Gran Bretagna.
Occupazione
Le principali banche Usa hanno annunciato trasferimenti dipersonale via da Londra. J.P. Morgan prevede da 1.000 a 4.000 persone, Goldman Sachs 1.500, Morgan Stanley 1.000. Possibili che molti quartier generali di grandi aziende lasceranno Londra.
Trasporti
Rotte aeree tra gli effetti collaterali. E fuga delle compagnie. Bruxelles avrebbe avvertito se le compagnie basate in GB vorranno continuare a operare su rotte europee dovranno trasferire gli uffici o cedere la maggioranza delle loro azioni a cittadini o aziende Ue.
«Così i consumatori ci rimettono tutti»
Con la Brexit i consumatori ci rimettono tutti, come anche gli esportatori. Per Paolo Manasse, professore di Economia politica all’Università di Bologna, la Brexit inciderà sulle tasche di tutti. 
Quali effetti dalla Brexit?
Tanti aspetti, il più importante è legato al commercio internazionale. Tutto dipenderà da quale tipo di accordo troveranno GB e Ue. Probabile che si arrivi a una forma di tassazione delle merci. Il che vuol dire che ai consumatori, sia britannici che italiani, molti prodotti costeranno di più. Sia perché tassati, sia perché verrà meno un pezzo di concorrenza. Dovendo pagare tasse, saranno danneggiate anche le aziende che esportano, perché avranno costi più alti. Per l’Italia il danno maggiore è proprio quello all’export. Ci saranno meno ricavi, e inoltre gli acquirenti britannici saranno disincentivati ad acquistare prodotti italiani, perché più cari. Inoltre per l’export è un guaio anche la sterlina debole. Tutte cose che rischiano di avere conseguenze concrete sull’occupazione in Italia. 
E vantaggi?
La possibilità di inserirsi nei mercati lasciati sguarniti dagli inglesi. E vantaggi per i produttori locali delle tipologie di merci che adesso vengono importate. Per l’Italia vuol dire il settore banche e assicurazioni. Oggi l’autorizzazione a operare in un Paese vale in tutti gli altri Paesi Ue. Gli istituti inglesi possono perdere tutte queste autorizzazioni (ma viceversa gli italiani a Londra).
La borsa e le multinazionali possono lasciare Londra?
Sì. Gli inglesi dovranno cercare di evitarlo, pena grave crisi economica e perdita di posti di lavoro. Se si perderà il vantaggio a trattare titoli a Londra e di avere lì i quartier generali come ponte sull’Europa, andranno tuttivia. Qualcun altro ciguadagnerà, forse anche l’Italia, ma non in prima linea.
OSVALDO BALDACCI

28 Marzo 2017
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