8 marzo
8:00 am, 7 Marzo 17 calendario

Vi spiego perché scioperare l’8 marzo

Di: Redazione Metronews
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ARGENTINA. Una donna su tre nel mondo subisce o subirà  violenza fisica o sessuale dal proprio partner. Secondo l’Onu il 70% della popolazione femminile è stata violata almeno una volta e l’abuso fisico o sessuale raddoppia le probabilità di avere un aborto, e, in alcune regioni del mondo, aumenta anche le probabilità di contrarre l’HIV. Quasi la metà dei  femminicidi sono stati perpetrati da un partner;  120 milioni di ragazze e donne nel mondo sono state costretti ad avere rapporti sessuali senza consenso.  Per questo e molto altro l’8 marzo 2017 non sarà la Giornata internazionale  delle donne. Sarà, invece, il giorno in cui migliaia di donne fermeranno le loro attività come professioniste, madri, sorelle, zie, mogli, fidanzate e compagne, per chiedere che si interrompa la violenza basata sul genere e rivendicare la parità. Metro ha intervistato l’argentina Agustina Paz Frontera, rappresentante del collettivo “Ni una Menos” e ideatrice dello sciopero internazionale delle donne del prossimo 8 marzo. Un’idea nata in segno di protesta contro il femminicidio per impalamento di Lucía Pérez, una ragazza di 16 anni. La Paz ci ha ricordato che «Lucia è stata abusata sessualmente fino alla morte, gli assassini poi hanno lavato il suo corpo e cambiato i vestiti».  Il 23 gennaio “Ni una menos” ha lanciato un invito a costruire un mondo in cui «ci siano cambiamenti reali, in cui si combatta il modello attuale che danneggia le donne». Gli argentini non sono i primi a organizzare uno sciopero simile; in Islanda, in seguito alle leggi che violano il diritto di avere un aborto liberamente senza essere criminalizzati, le donne si sono unite in sciopero, che è stato poi fonte di ispirazione per il movimento argentino. «Ci sentiamo gemellate con le donne islandesi. La nostra storia di lotta ha radici in movimenti simili in tutto il mondo e soprattutto nella resistenza delle donne lavoratrici, nelle nostre madri e nonne di Plaza de Mayo…», spiega la Paz.
Che cosa vogliono le donne che partecipano a questo sciopero?
Ottenere una maggiore organizzazione delle donne a livello internazionale: creare un movimento politico diversificato e allo stesso tempo unito. Ogni Paese deve poter esprimere le sue esigenze particolari. In Argentina il tasso di femminicidio è cresciuto in modo preoccupante in questo ultimo periodo. È  anche uno dei Paesi che non ha ancora legalizzato l’interruzione volontaria della gravidanza. Inoltre, le donne guadagnano in media il 27 per cento in meno degli uomini. Ogni Paese ha le proprie richieste.  
In questo sciopero contiamo tutte?
Sì. Donne di tutte le estrazioni sociali, appartenenze politiche, età, città, culture. In Argentina, abbiamo ottenuto l’appoggio dei principali workers’ centres al fine di garantire che le donne che lavorano in una situazione formale di dipendenza possano farlo senza rischi. Ma questo sciopero si propone in particolare di rendere visibile il nostro lavoro non retribuito. Le donne che lavorano in casa, prendendosi cura dei familiari, sono le più vulnerabili. Non vengono retribuite per il lavoro che svolgono e  la mancanza di autonomia le può perfino rendere incapaci di svincolarsi da un legame violento. 
Abbiamo scelto lo strumento dello sciopero perché le nostre richieste sono urgenti. E lo sciopero è in nome di tutte, occupate e disoccupate,  dipendenti e coloro che ricevono sussidi e gli studenti, perché siamo tutti lavoratori.
 I social network hanno avuto un ruolo importante in questo movimento… 
Grazie ad essi siamo in grado di relazionarci meglio con gli altri Paesi, rafforzando così l’internazionalità del movimento. L’8 marzo non sarà un giorno di lamento ma di lotta, per migliorare le nostre vite di donne, ma anche la vita di tutti gli altri. Noi vogliamo cambiare tutto.
Andrea Sánchez 

7 Marzo 2017
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