Trivelle
8:03 am, 6 Marzo 17 calendario

Manca un piano per le trivellazioni

Di: Redazione Metronews
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ROMA. Sul tavolo del ministero per lo Sviluppo economico c’è un dossier che scotta. Si chiama “Nusco”. È il nome di un progetto di trivellazioni in Irpinia di cui Michele Marsiglia, presidente di Federpetroli ha discusso con il ministro Calenda in questi giorni. Anche la Shell ha fatto sapere che sarebbe interessata a trivellare in quella zona del beneventano, a patto però che si possa visionare il piano delle aree «così da essere sicuri delle zone in cui poter procedere con le operazioni di trivellazione senza arrecare grosso danno all’ambiente». Secondo le associazioni ambientaliste, le aziende petrolifere vorrebbero soprattutto sentirsi al riparo da intoppi amministrativi, che è il vero cul de sac nel quale molti progetti si arenano. Chiedono il piano delle aree anche 148 associazioni riunite in un coordinamento, e 135 personalità della cultura, che hanno presentato alla Camera una proposta di legge sostenuta da un ampio schieramento di parlamentari, inclusi alcuni del Pd. «Il Piano delle Aree è stato abrogato con la legge di Stabilità 2016. Bisogna reintrodurlo. L’obiettivo è stabilire una volta per tutte, nell’attesa che si compia definitivamente la transizione energetica, quali aree del territorio nazionale debbano essere escluse dall’esercizio delle attività “petrolifere” e che a decidere siano anche le Regioni e le comunità locali». Piano che viene richiesto anche per le principali trivellazioni attive in Italia, quelle offshore: siamo «un Paese refrattario alla pianificazione degli interventi in campo energetico», affermano Greenpeace Italia, Legambiente e Wwf, osservando che sulle trivellazioni il Governo «continua a dare carta bianca alle aziende petrolifere (in primis Eni e Edison), a interessi industriali ad alto rischio ambientale, senza un disegno unitario». Con una lettera al presidente del Consiglio e ai ministri dello Sviluppo Economico e dell’Ambiente e ai Governatori delle Regioni, Greenpeace, Legambiente e Wwf chiedono come mai il Governo, «violando gli impegni assunti con il recepimento della Direttiva comunitaria Offhsore del 2016, si rifiuti ancora di prevedere una programmazione delle attività di ricerca e coltivazione di idrocarburi da sottoporre a Valutazione Ambientale Strategica, mentre procede ad aprire Valutazioni di Impatto Ambientale sulle singole istanze per permessi di ricerca offshore, che rappresentano la categoria più numerosa tra le procedure oggi aperte (37,5% con 6 istanze su 16)». 
STEFANIA DIVERTITO

6 Marzo 2017
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